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Dei tuoi 4 anni e delle cose che vorrei insegnarti

23 Set camilla ha un anno
4 anni fa stava facendo effetto l’ossitocina e sfanculavo i parenti della mia compagna di stanza che mi davano pacche sulle spalle facendomi gli auguri per il gesto eroico che non avevo ancora compiuto. Ma questo te l’ho già raccontato, qui sopra.

4 anni fa avevo le sopracciglia foltissime, 5 chilogrammi in meno e una paura tremenda di non potercela fare. Pensavo di non riuscire a partorire, di non riuscire a fare la mamma, di non poter più mangiare salume e sushi, di non essere una brava compagna.
Certe credenze poi si abbandonano a favore dei fatti.

Per esempio, sono tornata a mangiare sushi e torta fritta con salume!

 
4 anni fa sono diventata la tua buona mamma (im)perfetta che ti ha fatto nascere, da sola, pensa!

E se le  storie della nostra vita ci hanno messo alla prova e le strade dei tuoi genitori si sono separate, non vuol dire che ti vogliamo meno bene. Te ne vogliamo uguale, non troppo, non di più. Non sopperirò alla mancanza di una coppia con il mio troppo amore, ricordalo 🙂
 
Buon compleanno a te mia piccola grande Pera che sei in questo mondo da 4 anni, e te la stai cavando benissimo. Il mondo è pieno di brutture e di meraviglie, scoprirai presto che c’è qualcosa di magico in ogni angolo del nostro pianeta, qualcosa di buono in ogni scelta che facciamo, un’emozione speciale che ci può regalare ogni persona che incontriamo, se siamo così bravi da lasciare che il suo  cuore si metta a parlare.

Spero di riuscire ad insegnarti che tu sei solo tua e non mi appartieni -anzi, non appartieni a nessuno-, che condividere è un regalo anche per se stessi, che vincere non è fondamentale e che si può gioire anche delle vittorie degli altri.

Spero di donarti tutta la sicurezza di cui hai bisogno per imparare a non sentirti da sola anche se la sarai, per riuscire a rialzarti anche se nessuno tenderà la mano, ma sei così amorevole che non credo succederà mai.

Spero di insegnarti la forza per combattere le ingiustizie, per riuscire a difenderti anche quando qualcuno farà la voce grossa con te o con le persone a te care, per combattere il silenzio e raggiungere i tuoi obiettivi con lealtà.

E ricordati che ti voglio bene, “soprattutto” come dici tu, qualsiasi scelta tu decida di compiere.

Buon quarto compleanno, Camilla!

I migliori libri fantasy per bimbi da 3 a 12 anni

16 Lug

Non é mai troppo tardi per iniziare i figli al magico mondo fantasy.

E con iniziare intendo proprio il rito d’iniziazione al mondo nerd. Giochi in scatola, favole fantasy, viaggi nel tempo sono ancora più belli se scoperti da bambini.

Per Camilla giocare significa anche prendere i giochi in scatola della mamma, sedersi al tavolo con i grandi e iniziare a scoprire le regole, magari adattandole a lei. Ma ci sono bellissimi giochi da tavolo per bimbi e ragazzi pronti da scoprire (al PLAY: festival del gioco ne scoviamo sempre tantissimi!)

Ecco una lista di proposte nerd e fantasy per i nostri bambini!

 

Partire con colori e disegni: +2

Leggi, gioca e disegna con le fatine. Pastelli inclusi!

ibro interattivo leggi e gioca con le fatine 2+ anni
Il divertimento è assicurato con questo libro sulla vita di gnomi e fatine, pieno di giochi, indovinelli e disegni da colorare. Prendi i pastelli e inizia a giocare! Vedrai che non riuscirai a smettere finché non sarai arrivato alla fine!

 

 

Leggi, gioca e disegna con i pirati. Pastelli inclusi!

libro bimbi gioca con i pirati, anni 2+“Stupendo! Finalmente un libro diverso dagli altri! I disegni sono bianchi su fogli neri e i color a pastello dati in dotazione, oltre a non macchiare, creano un effetto stupendo, sollecitando l’attenzione e la fantasia. Sinceramente da consigliare.”

 

 

 

E poi ci sono i magici libri con gli stickers adesivi. Sono bellissimi per imparare mondi e scoperte! Per esempio noi amiamo quelli della Rizzoli, che si attaccano e staccano senza rovinarsi e impariamo tante cose nuove perché ci sono anche brevi capitoli con le spiegazioni!

Ci siamo drogati con il libro con stickers dei pirati, quello dei dinosauri, utilissimo per scoprire la storia,tutti sulla lunadove ci sono anche astronauti donne 😉 e scoprono il sistema solare, ma quello che mi piace di più écostruisco con gli adesivi robot e astronavi dove ci inventiamo ogni volta robottoni fantastici che esplorano mondi  nuovi e universi paralleli dove non si dorme mai 😀

 

Iniziamo con le favole: dai 3 anni

Ho trovato per caso questo libro passeggiando per la città. Si chiama “La foresta super mega magica” ed è una vera chicca! E’ dichiaratamente il primo libro fantasy per bambini ed è divertente sia per i più piccoli, che leggono una storia con elfi, fate, goblin e saggi alberi, sia per i più grandi, perché le vignette dei disegni propongono battute ironiche. Ci divertiamo ogni sera a cercare oggetti nascosti nei disegni e a superare le prove che gli eroi devono affrontare per risolvere la quest. Consigliatissimo!

libro fantasy per bimbi: la foresta super mega magica copertina Libro fantasy per bimbi: la foresta super mega magica retro

 

 

 

 

 

 

 

 

E per la rubrica: “cose da imparare assolutamente”: dai 9 anni

Più per me che per Camilla, ho preso “Le 100 cose da fare per essere un perfetto agente segreto“. Solo 1, 76 € per rispolverare il mio sogno nel cassetto 😀

E poi:

Come diventare un pirata

libri per ragazzi: come diventare un pirata 9+ anniMuscoloso come un’aringa affumicata, temibile come un osso di foca e totalmente incapace di maneggiare la spada, Topicco Terribilis Totanus III era un disastro prima di diventare il più eroico vichingo di tutti i mari! Ecco come, tra una disavventura e l’altra, è riuscito a trasformare la sua imbranataggine in un punto di forza! Insufficiente nel corso di Cafoneria Comparata, pessimo in Strafalcioneria Avanzata, patetico in Sputologia Contemporanea, Topico non ne imbrocca una al Corso di Pirateria! La sua unica speranza è riuscire a trovare il tesoro del pirata Barbatruce l’Atroce prima che lo facciano i suoi compagni, e dimostrare così di essere un vero vichingo…

 

Come fuggire con un drago

libri per ragazzi: come fuggire con un drago 9+ anni

“Regalato alla mia piccola di quasi otto anni, si è subito messa a leggerlo e non riusciva a staccarsi.
E’ originale, avvincente, di buoni sentimenti e adatto a bambini dell’età di mia figlia, anche un po’ più grandini”

 

 

 

 

 

Sto cercando anche un libro con gli zombie, ma non ne ho ancora trovato uno in fascia di età protetta 😀

E tu che libri fantasy leggi a tuo figlio? ❤

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anima nascosta

26 Apr real: siamo reali, anche nelle nostre debolezze

Quand’è che ho iniziato a scrivere pensando di vendermi? Vendere la mia immagine, incartare l’idea di una famiglia promossa in una vetrina, che voi vedete solo in parte per quello che è?

Dove ho messo il coraggio di raccontare chi sono, di prendere delle posizioni, di essere poetica? Dove ho lasciato le mie parti buie da raccontare per non sentirci soli – che tutti abbiamo un posto non illuminato, nell’anima -?

Non lo so. E’ successo con il tempo. Forse un modo naturale per distaccarmi dalla sofferenza, dal pettegolezzo, un movente per creare una corazza di parole.

Ma oggi è una giornata speciale. E’ il 25 aprile, gioranata di memoria di guerrieri che hanno lottato affinché io, noi, fossimo qui dove siamo ora, con queste risorse.

Non solo per questo: ho trovato pagine di diario lasciate a metà, scritti di persone importanti abbandonati, come se nulla fosse. Mi hano attratto come una calamita; mi sono svegliata dal torpore.

Non ho voglia di fingere di essere. Essere una super mamma, una compagna perfetta, una persona migliore di quella che mostro. Non fingo. Ma lotto ogni giorno per migliorare. Io sono così. Con la faccia stanca, le occhiaie, il sorriso in perenne movimento e a volte un po’ spento, la schiena curva di chi sente le fatiche del mondo; ho anche gli occhi luminosi, il cuore spaventato e aperto ad ogni nuova esperienza, i polsi sottili, idealista con l’anima grande e complessa, il corpo in perenne ricerca di molecole simili alle sue.

Per il teatro c’è tempo, io oggi sono qui.

Parlami per sempre – Sick Tamburo

Guardare avanti

23 Nov i regali di Kiabi - post sponsorizzato dillo alla mamma

Questa estate ho aggiornato lo smartphone. Con leggerezza, ho premuto il tasto “aggiorna” e ho aspettato che la rotellina nel cuoricino del mio Android finisse di lavorare. Quando il telefono si è riavviato, è successo un disastro.

Nell’aggiornamento da Kit-Kat a Lollipop il nome della periferica dove la macchina fotografica salva le foto è cambiato. E’ cambiato, e la perifeica è scomparsa. La cartella “immagini” conteneva le foto caricate su whatsapp, facebook, dropbox, instagram. Della cartella “DCIM” solo uno spazio enorme, vuoto, un riquadro nero con l’icona di una polaroid rotta, stracciata a metà. Sotto, il contatore indicava lo zero. Zero foto. 0. Non c’erano più.

Ho provato a cercare sul sito  web di Aranzulla, ho chiesto ai miei colleghi e contatti smanettoni… Ho persino pianto una settimana, ma neanche questo è servito per resuscitare le mie fotografie. Avevo rimandato da tempo la sincronizzazione con dropbox, e dentro il telefono avevo i ricordi di un anno:  i traguardi di Camilla, i video pieni di risate, le vacanze al mare fatte un mese prima. Avevo i ricordi più belli di quel periodo buio che stavo lasciando alle spalle e li avevo involontariamente cancellati.

Famiglia Righini - Maccione in vacanza al mare a Cervia - dillo alla mamma

Famiglia e amici mi hanno mandato le foto che avevo condiviso con loro su whatsapp, e piano piano ho dimenticato il fastidio e lo sconforto di aver perso pezzi di vita per uno sbaglio da leggerezza. (Ma forse proprio dimenticato no, visto che a novembre ne parlo ancora).

Poi mi sono accorta, ascoltando il mio cuore, che avevo un disperato bisogno di fissare le cose serene di quel periodo per ricordarmi che di bello c’è davvero qualcosa nel mondo, e nella mia vita. Guardavo indietro, guardavo le espressioni buffe della Cami e i nostri baci dolci e mi davo forza per sapere che esistevamo ancora, nonostante tutto.

maglietta estiva bianca a pois neri kiabi - dillo alla mamma

Era arrivato un pacco. Un pacco che ho perso e ritrovato, un regalo di Kiabi. Dentro c’erano tanti vestitini per Camilla, un po’ estivi, che ho usato nelle giornate più calde di fine estate, poco prima di perdere i dati del telefono, altri più pesanti che uso ancora in questo autunno inoltrato in cui avvolte nei nostri maglioni o a casa di amici ci fingiamo lucertole che bramano gli ultimi raggi di sole.

i regali di Kiabi - post sponsorizzato dillo alla mamma

Quando è arrivato il regalo ho aspettato tanto per fare delle foto: ho aspettato casa nostra, ho aspettato il silenzio, ho aspettato il momento giusto, ho rimandato; ho perso poi le foto, ho perso i vestiti durante il trasloco.

gonna di jeans a ruot con dettaglio dela cinturina in camoscio kiabi - dillo alla mamma

Son passati  mesi in cui ho lavorato molto su di me; sono una persona nostalgica, guardo sempre congli occhi lucidi il passato, quello che è stato, quello che sarebbe successo se… Ma ho deciso di lavorare sul presente. Sul qui e ora, come un teatro; osservare i gesti di Camilla mentre beve un succo o fa le smorfie quando è arrabbiata; di non scappare per poi rincorrere quel momento salvato su un dispositivo del telefono.

Maglietta mademoiselle rosa e nera Kiabi - dillo alla mamma

Questo vale anche per me, come persona. Basta dirmi “non ho tempo” o “sarebbe bello se potessi fare…” per essere felice ho bisogno di fare quello che mi rende felice, adesso, qui e ora. E di qui, in avanti. E così tra le altre cose mi sono iscritta ad un corso di improvvisazione teatrale… Comico! Dopo tanti anni di melodrammaticità ho deciso perfino di allenare il lato simpatico di me stessa 🙂

Non possiamo più essere quelli che eravamo, o pretendere che le persone attorno a noi rimangano quelle di cui ci siamo innamorate; possiamo se vogliamo guardare avanti insieme, crescere, e trovare un passo comune, un ritmo per comunicare mentre ci muoviamo e non perdere mai il suono dell’altro, anche se più o meno lontano.

Grazie a Kiabi per la riflessione che mi ha regalato con questa (dis)avventura, si cresce sempre.

E tu hai mai cambiato mai prospettiva, o punto di vista, dopo una disavventura?

Il ciuccio: storia di un addio

4 Apr

Questo é quello che é successo a me oggi, in una burrascosa giornata di festività pre-pasquale.
Ero nel letto come mio solito a quell’ora, aspettavo che la piccola bimba avesse bisogno di me per addormentarsi nel pisolino del pomeriggio. É sempre stata solare e sorridente, Camilla. Dorme volentieri e raramente si sveglia piangendo ( forse a volte perché ha sete o ancora troppo sonno).

Quando era più piccola le coccole erano un po’ di più e mi portava a spasso nelle sue avventure casalinghe facendomi esplorare ogni angolo delle sue scoperte; mano a mano che cresceva però ha imparato a bastarsi da sola, sotto uno sguardo vigile certo, ma tenendomi a debita distanza. Ovviamente quando cadeva e si faceva male allungava sempre la manina per cercarmi ed io c’ero sempre. Però ha imparato anche a consolarsi da sola, ed io con lei ho imparato  a farmi da parte, ad esserci solo nel momento del bisogno.

Come dicevo, oggi ero nel letto e quel che é successo é stato come un fulmine a ciel sereno: ero rotto. Il mio silicone trasparente e morbido era bucato, probabilmente frutto di un canino appuntito in opera durante i risvegli silenziosi pieni di pensieri di Camilla.

Oggi io, ciuccio Avent, mi sono rotto.  Dopo una lunga e onorata carriera ero sulla soglia del prepensionamento ma non ce l’ho fatta. Ero l’ultimo della mia specie in casa e abbiamo deciso tutti insieme che era ora me ne andassi nel cestino della spazzatura, per sempre.

Il terrore che serpeggiava negli occhi della mamma – quanto é vero che certi oggetti sono dei palliativi più per i genitori che per i figli? – era maggiore della tristezza malinconica di Camilla, che salutava un amico che se ne andava per sempre, come i cugini hobbit salutavano Frodo mentre salpava per l’aldilà.

Ma c’è sempre un amico speciale che rimane, Dudù,  l’orsetto verde (liberamente ispirato all’orsetto di Piero, amico di Calimero) da coccolare durante la nanna.

Non ti preoccupare, Camilla, lui é di pezza, non si romperà poi così presto come me. Ed oggi un ultima volta ho vegliato da lontano il tuo dormire leggero, anche senza di me. sei diventata grande ed ora io me ne andrò. Addio, amica!

No piace

1 Ott

Breaking news

Vi scrivo velocemente dall’applicazione WordPress del telefono per dirvi che sì, con un ritardo di una settimana precisa, anche Camilla è entrata nel famigerato periodo dei Terribles two.

Me ne sono accorta ieri mattina, tra una merenda e un gioco ci siamo preparate per fare un giro in bicicletta (che è la cosa più figa da poter fare fuori, per Cami, in questo periodo).
As usual le spiego cosa stiamo per fare, la prendo per metterla sul fasciatoio e tac: iniziano le grida disperate manco la stessi mettendo su un tavolo di laboratorio per usarla come cavia. Mentre la mia mascella cadeva inesorabilmente per terra dallo stupore e dalla paura di dover passare il resto della mia vita tra queste urla inspiegabili, mi sono resa conto che spiegarle che per uscire bisognava togliersi il pigiama e mettere la maglietta pulita ha solo peggiorato la situazione, perché è in questo momento che ha iniziato a dire “no no no no NO NOOO! No piace!”.

No piace? Non ti piace?

Spiegami cara figlia mia, da quando hai sviluppato un’autonomia tale da decidere che un oggetto non è nei parametri dei tuoi canoni estetici? E se poi decidi che no, anche l’acqua no piace, allora mi metto i tappi nelle orecchie, mi rimbocco le maniche e penso che sarà un bel gran lungo periodo.

Che in questi casi, non so come si fa. Ho provato a farle scegliere la maglietta tra tre possibilità, l’ho lasciata sfogare per casa scaraventando il palloncino a destra e a manca, ma poi ho pensato che è ancora troppo piccola per farla diventare una punk anarchica che gira per casa sbraitando.

Le ho infilato una maglietta a caso e siamo uscite.

E tu come hai affrontato questo periodo? Hai suggerimenti? Un razzo s.o.s.? Camera di isolamento (per me) ce ne sono ancora? 🙂

#libroshopping: i libri che leggo alla mia bimba di quasi due anni

15 Set Camilla legge "ci pensa il tuo papà"

Ho deciso di tenere un diario dei libri che regalo a Camilla: un po’ perché tanto so che verranno distrutti, riparati, scotchati, e distrutti ancora, un po’ per ricordarmi delle storie che ci leggevamo quando era piccola (sì, i bambini leggono anche se non sanno usare le parole, lo sapevate?), ma anche per tenere memoria delle sue favole  preferite, delle tappe di crescita, delle prime parole dette, di cosa sono riuscita a insegnarle.

Spero sarà utile anche per voi, chiunque voi siate: se vorrete fare un regalo al vostro cucciolo, se avete un’amica in attesa che ha bisogno di consigli, se siete zie che vogliono lasciar navigare la fantasia del vostro nipotino preferito… Mi piacerebbe che #libroshopping diventasse un confronto per scoprire i libri che leggiamo ai nostri bambini, quelli che ci sono serviti a noi per uscire dai guai dello sviluppo dei bimbi, i libri pieni di scritte che ancora non possono leggere da soli ma che adoriamo raccontare loro, e quelli pieni di colori e attività che sfogliano da soli lasciandoci 10 minuti di tregua 😉 Tanto quando vedo una libreria non riesco a fermarmi e compro sempre qualcosa per me e qualcosa per la pera, allora meglio che sia una lettura collaudata da voi!

Ci aiutiamo? Io vi racconto i nostri libri più appassionanti!

I primi libri Disney di Camilla

I primi libri Disney di Camilla, sopra la poltroncina gonfiabile da lettura 🙂

I primi libri che ho preso a Camilla, soddisfando un desiderio compulsivo (strano), sono stati cinque classici Disney con copertina rigida. Li ho presi gratuitamente con un abbonamento al club del libro, che però ho subito disdetto (con fatica). Cami ha imparato ad amarli solo dopo l’anno e mezzo di età perché le storie sono complesse. Bambi e il Re leone nella loro tristezza sono i preferiti: avrà preso dalla mamma l’amore per le letture deprimenti? 😀
Se vi piacciono le storie dei grandi classici Disney le potete trovare qui: hanno sempre il loro fascino, un qualcosa di magico, vero?

Il libricino più usurato e  scotchato della storia è il librottino delle prime paroline (sempre Disney, preso al supermercato), a pari merito con quello della pappa. Li avremmo letti centinaia di volte, chiusi, riaperti buttati giù dal seggiolone e tutto da capo. Sono utilissimi per dare un nome alle cose di tutti i giorni e anche da tenere in borsa per i momenti di attesa fuori casa! Quello della pappa, disegnato da Matt Wolf che fa un sacco di libri per bambini, è il mio preferito tra i due per via dei disegni: gli oggetti e gli animaletti sono pupazzetti di feltro cuciti con amore. Ora il libro è disperso tra i giochi della cami, appena lo ritrovo vi posto le foto della sua distruzione 🙂

Il primo libro che Camilla ha regalato a Simone per la prima festa del papà è “Ci pensa il tuo papà” di Mireille D’Allancé . I disegni sono bellissimi, in acquerello, e la storia è semplice e veloce ma anche molto romantica, il che la rende una delizia da leggere e rileggere la sera prima di andare a dormire 🙂

Camilla legge "ci pensa il tuo papà"

Camilla legge “ci pensa il tuo papà”

Tutti questi libri a noi sono piaciuti tantissimo, e continuiamo a leggerli con amore. Inoltre costano pocchissimo, cosa che non sempre accade quando si parla di libri per bambini!
E voi, che #libroshopping avete fatto ultimamente? Quali sono stati i libri più azzeccati per i cuccioli?

Teoria dell’evoluzione nella cittadina di Colorno

9 Apr

A tutti piace giudicare. C’è chi ne è consapevole, chi lo fa con gusto, chi con cattiveria, chi da ubriaco e chi in buona fede. Tutti lo facciamo. Donne, uomini. Anche i bambini, lo fanno! Io sono sempre stata della schiera “sono una persona buona e certe cose non le faccio” ma in realtà in questi ultimi mesi mi sto ricredendo su un sacco di cose che pensavo vere di me e non lo sono.

Non sono stupida

Non sono mongola

Non sono ingenua

Sono protettiva

Sono sorridente

Sono rompiballe

Sono amorevole

Sono metodica (per certe cose)

E sì. Sono giudicante.

Ci pensavo oggi mentre tornavo a casa dal parco. Io e Cami siamo state lì metà pomeriggio, e ora che c’è la bella stagione ci andiamo quasi tutti i giorni. E come tutti i giorni sono arrivata, ho percorso la stradina di mattoncini a forma di papillon, e mentre costeggiavo l’aiuola invasa dalle api -maledette- ho iniziato a scrutare il parco. Non cercavo vecchietti maniaci o uomini di colore pronti a rapire mia figlia. Scrutavo LORO. Le altre mamme.

Camilla al parco giochi di Colorno

Le altre mamme del parco di Colorno le ho suddivise per categoria. Le Mamme Straniere occupano una delle uniche due panchine all’ombra di tutto il parco, usano i passggini abbandonati dei loro figli come poggiapiedi e parlano in una lingua arcaica (che ho scoperto oggi essere greco) ai loro figli/nipoti. le ragazze della famiglia hanno i capelli tosati quasi a zero (non so perché), compresa la piccola bimba con cui oggi Camilla giocava. Ho interagito, l’ho sorretta per non farla cadere, mi ha sorriso, proprio simpatica. Così quando sua sorella è venuta a prendere la piccola ho provato a chiederle quanti mesi avesse -si inizia così un discorso tra possessori di bambini, vero?- e sua madre le ha urlato in greco cose che come reazione l’hanno fatta allontanare di fretta con la bimba a penzoloni. Se ve lo state chiedendo, no: non puzzavo.

La Mamma Borghigiana, è altrettanto curiosa da osservare: affacciata al balcone della sua casa, fa giocare il figlio lì fuori per un tempo indeterminato, con il bel tempo. Per lo più osserva il susseguirsi degli eventi del suo quartiere da una comoda sdraietta bianca, e quando non fuma urla ala figlia di non fare niente (e per niente intendo tutto). Spesso parla con altre mamme borghigiane del figlio presente nominandolo in terza persona (“Ah… lui/lei…”) ed elencando tutti i difetti che ha. Oggi per esempio la tipica conversazione tra una coppia di mamme borghigiane riguardava il tipo di alimentazione della propria prole: “Ah, non vuole ne il formaggio, ne lo yogurt, ne il latte! Allora io gli ho detto <non mi interessa! almeno uno lo devi mangiare, ti devo guardare, non ci credo che mangi la mozzarella all’asilo!>”.

C’è poi la categoria Mamma Ansiosa, quella che veste la figlia nei primi giorni di primavera come se dovese partire per una missione segreta nel corpo dei Marines: berretto da pescatore color fieno per respingere il calore del sole legato con il doppio fiocco sotto il mento, occhiali da sole coprenti con elastico salva caduta; burrocacao sulle labbra e crema solare sulle guance; sciarpina di cotone per il vento (quella ce l’ho anche io), maglietta a mezze maniche con camicia sbottonata (ma a maniche lunghe e con il colletto alto) sopra; pinocchietti mimetici, calzettoni di spugna; scarpe simil antinfortunistica e… zainetto per entrambe contenente chissà quali misteri che neanche Mary Poppins riesce a spiegarsi. La suddetta mamma giustificava le ire della figlia scontenta quando i bambini che giocavano con lei non le passavano la palla (e se non lo sapete, MAI  giustificare un bambino per i suoi capricci, cadrete in un baratro senza fine).

Oggi mi sono imbattuta in queste tipologie. Chissà loro cosa hanno visto in me, quando sono avanzata nel parco. Osservo e giudico perché non sono all’interno della loro contesto sociale. Sono nuova, non mi conoscono. Ma questo non vuol dire che per loro io sia indifferente. Il giudizio è reciproco. Le mamme guardano sempre con sospetto quello che le altre fanno o non fanno, sopratutto se le azioni non rientrano nei canoni dell’educazione scelta per i propri figli.

Siamo animali insicuri, che annusano l’aria in cerca di qualche pericolo. Quando accenno all’autosvezzamento, per esempio, gli altri mi guardano come se stessi sacrificando mia figlia al Dio del digiuno forzato. Siamo animali spaventati, pensiamo che qualsiasi persona arrivi e possa compromettere il lavoro fatto in mesi o anni di educazione.

E forse non è così? Ma alla fine è evoluzione.

 

 

Le feste e un nuovo anno

1 Gen

Siamo riusciti a passare il traguardo delle prime feste natalizie per Camilla. Sono stati momenti di felicità misti a paura e sconvolgimento.

Sono stata felice, perché per la prima volta dopo tanti anni seduta a quel tavolo la vigilia di Natale c’era la mia famiglia. Non al completo, ma con il cuore sentivo tutti vicini, e tutti si sono impegnati per essere lì, ognuno a suo modo.

La mia famiglia la vigilia di natale 2012

La mia famiglia la vigilia di natale 2012

C’erano le nonne con le tovaglie e i copriletti; le zie con gli accessori di cucina. C’era chi non è più con noi e chi sta lottando per non andare. C’è chi è rimasto per cena e chi è passato solo per un saluto che però valeva più di tante ore passate insieme. E poi c’erano la mia mamma e il mio papà seduti allo stesso tavolo. Forse un po’ in imbarazzo, e seppur seduti vicini si sentiva la distanza di chi non si capisce fino in fondo. Però erano lì. Per la mia famiglia, per Camilla e per simo. E Camilla che rideva, si sentiva a casa. E anche a Natale e nei giorni seguenti, reduce da mille spostamenti, ore in macchina, clima spezzino nei piccoli polmoncini, non si risparmiava a regalare un sorriso a chi aveva intorno.

I parenti le hanno chiesto un po’ troppo, volevano troppa attenzione, e ora che siamo tornati a casa nostra ne stiamo pagando un po’ le conseguenze tra pianti disperati e fatiche ad addormentarsi se non in braccio. Ci sentiamo in colpa perché Camilla sente la fatica, gli orari strani e i troppi stimoli della nostra società consumistica, e abbiamo paura che la bimba “perfetta” che era prima – con versetti, sorrisi e pochi pianti- non torni più. Ma siamo dei genitori bravissimi e supereremo anche questi ostacoli che la vita ci fa affrontare. In fondo è la crescita, prima o poi dovrà imparare che ci sono tante cose nel mondo, più di quelle di cui abbiamo bisogno.

E’ stato un 2012 pieno di emozioni e di paure. Di quelle che ti fanno crescere. E’ stato l’anno dei cambiamenti, l’anno delle costruzioni e dello scorrere delle cose e delle persone superflue. Ho lasciato lo spazio per le persone veramente importanti nella mia vita, ed effettivamente c’era così tanto posto che una piccola creaturina si è fatta largo nella mia pancia! Ma c’era ancora spazio nel mio cuore e ho trovato le mie persone speciali sempre pronte a sostenermi nei momenti bui… Una piccola famiglia allargata, di quelle che non hanno paura della tua paura, e tu non hai paura delle loro. Di quelle che leggi sempre cosa scrivono e se non le senti per un’ora un po’ stai male. Che ognuna di loro è la persona ideale per comprendere un pezzettino di te, e per aiutarti a capire. Un 2013 come l’anno passato io lo voglio, come minimo. E poi ci si possono mettere tante cose in più. Buon anno nuovo!

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