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Regali per esseri umani

18 Gen

abbraccio
silenzio
guardarti negli occhi
stare ad occhi chiusi
un passaggio in macchina
lasciare attraversare la strada anche quando sei di fretta
chiedere il permesso di essere toccati
una barriera umana usata per difenderti dal mondo
una barriera umana usata contro di te per stimolarti a sconfiggere i tuoi demoni
una verità sussurrata all’orecchio
una canzone cantata per te
leggerti una poesia imparata a memoria
un bicchiere di vino
ricordarsi il tuo colore preferito
ascoltare le cose che ti uccidono l’anima
fare inseme le cose che ti accendono l’anima
fare la spesa insieme
fare la spesa per qualcun’altro
raccogliere sassi al mare
guardare le stelle insieme
il regalo di un ricordo trascorso
il pensiero di un ricordo ancora da vivere

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Le persone, soltanto le persone

25 Lug uomo riflesso nello specchio - quarto potere

“Quello che la gente non capisce è che puoi amare cose differenti. E fare cose differenti. Mi piacerebbe che almeno tu lo capissi. Vorrei fare lo stand-up comedian, sì, e insieme vorrei fare documentari sulla natura. Sì. E mi piacerebbe fare un lavoro normale con un capo che mi dà i bonus quando sono bravo… Fare il rappresentante, il direttore commerciale di un’agenzia di scarpe di lusso… Mi piacerebbe andarmene in giro col mio campionario a conoscere gente… E poi vorrei studiare storia moderna, Braudel, Philippe Ariès, il cazzo che ti frega…

Perché uno deve essere in un modo e basta?
Perché deve scegliere?
Non mi obbligare mai a scegliere, per favore, cazzo”.

Christian Raimo, “Le persone, soltanto le persone

Non è mai troppo tardi

13 Giu

Non è mai troppo tardi per incomiciare ad ascoltare l’istinto.

Per tenere il corpo immobile e aspettare che gli occhi riflettano quello che il cuore dice.

Non è mai troppo tardi per chiudere gli occhi e ascoltare i sussurri.

Per lasciare che il viso ti faccia male da quanti sorrisi hai fatto.

Non è mai troppo tardi per salire su un palco. O per lasciarne il posto.

Non è mai troppo tardi per comunicare senza parole; che i nostri corpi e le nostre espressioni sono armi potenti.

Non è mai troppo tardi per proporre, ed è sempre il momento giusto per raccogliere la proposta.

E’ sempre il momento di agire, e reagire.

Non è mai troppo tardi per varcare quel portone di legno liscio e consumato.

Non è mai troppo tardi per visualizzare quell’oggetto che fa parte della memoria della tua vita, e poi lasciare andar quel ricordo per fare spazio a nuove emozioni.

Non è mai troppo tardi per fare pace con i propri mostri.

Non è mai troppo tardi per guardare le stelle.

Non è mai troppo tardi per chiudere gli occhi e lasciarsi guidare.

Non è mai troppo tardi per guidare qualcuno.

Yes, and… all’anno prossimo Pandora.

pandora 2016 classe con elena lah

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La mia prima settimana da mamma single

27 Mag
Foto reportage della mia prima settimana da single.
Quello che avrei voluto fare:

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Invece quello che ho dovuto fare:

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Il mio cervello mi diceva un sacco di cose tra cui:

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e le uniche cose che mi hanno distratto sono state:
-il cibo

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-le gite con Camilla

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e ovviamente Netflix

netflix

 

Poi mi chiedo come mi abbia visto la gente… Io mi immagino così.

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Sì, sarebbe bellissimo che la mia vita fosse come Una mamma per amica. Anzi, sapete cosa vi dico? Io punto questo obiettivo, sono un’idealista romantica.

Cercavo in te.

20 Mag

#ceravamotantoamati cercavo l'amore dilloallamamma

La verità è che l’amore è egoismo. E’ saziare se stessi di un affetto mai ricambiato, un delitto commesso dai genitori, falliti nella nostra crescita. La verità è che anche l’amore più generoso e curato nasce dal desiderio personale di sentirsi amati a propria volta. Dedichi tutte le attenzioni e i momenti della tua vita a cercare di rendere felice una persona che ti renda felice a tua volta. E le energie vengono incanalate in questo circolo viz-virtuoso che, se fortunati, funziona per sempre. Altre volte mai, spesso per brevi lassi di tempo.

A volte, quando sembra che questo amore scorra così potente, ti ritrovi una volta a voler fare la cosa più preziosa che l’essere umano riesce a fare. Creare una vita nuova, con tutto l’amore che hai a disposizione. Lo fai con convinzione di causa… il sudore e gli ormoni del sesso sembrano dirti che  tutto è possibile; anche fare una famiglia. Solo dopo, quando i respiri affannosi si calmano e il sudore si raffredda sul tuo corpo, tieni per mano l’altra persona e non siete mai stati così lontani. Guardi il soffitto e tu non sei lì, stai pensando che è tutto sbagliato, speri che quegli spermatozoi non raggiungano gli ovuli perché tu, tu non sai amare. Non sei in grado di crescere un’altra piccola persona. Sei dipendente dell’amore. E sai che la persona che ti sta stringendo tra le braccia non è capace di darti quello di cui hai bisogno. Ma si ha davvero bisogno di qualcosa, quando si viene davvero amati? E noi, ci siamo mai amati?

Però succede il miracolo. Quella vita ti sceglie e forse ti credi pronta; se è successo, forse puoi essere madre e non fare gli stessi errori dei tuoi genitori. Ma il mondo non è soddisfatto, ti mette alla prova. Puoi fare di più di così, sai? E mentre il tuo corpo crea la vita, il mondo distrugge ogni speranza. La malattia e la morte aleggiano nell’aria costanti e distanti, così come i sensi di colpa, le persone attorno. A  volte succede che ti ammali anche tu, in un modo strano per riuscire a sopravvivere invece che vivere. Tutte sfide che schiacciano per terra. D’altronde, chi mai ti ha insegnato a tirarti in piedi da sola, dopo la sconfitta?

Cercavo in te, in noi due, un’ancòra di salvezza, una roccia in cui apoggiarmi durante la piena insistente e sfiancante. Ma fare un figlio ti trasforma in roccia a tua volta pronta a sorreggere una vita che cresce. La mia materia era fragile, argillosa, a quel tempo. E sebbene potessi plasmarmi a tuo piacimento, la granella di sabbia sotto l’acqua impetuosa iniziava a sgretolarsi, sorreggendo un peso che non riuscivo a sostenere. Il peso della tua assenza emotiva.

Ma ci sono. Sono qui. D’altronde il mio corpo me lo dice. Mi fa male, sono viva perché sento dolore. E a volte qualche spiraglio di leggerezza e felicità, quando tutto si incastra, quando il fare si sostituisce al dire, quando gli occhi si chiudono e i cuori si sincronizzano, e a volte parlare è quasi inutile, perché il fiume scorre e noi rocce ci trasformiamo in piccoli pesciolini leggiadri nell’acqua.

Ci sono questi giorni, ci sono e io mi accorgo di averti tanto amato, ma che di amore io non ne ho più da dare, l’ho finito tutto. E tutto quell’amore che creo nuovamente -dalle giornate piene di sole, dalle serate sul palco del teatro, dalle piccole vittorie, dalle mani lavate di meno, dagli abbracci ricevuti, dalle piccole cose- io ho deciso di dedicarli tutti alla persona che ne ha più bisogno, dopo di me. Sei tu,  Camilla, che meriti la parte migliore di me, nonostante sia giusto che io ti mostri anche quella peggiore, per sapere che siamo tutti umani difettosi in grado di aggiustarci. Sei tu che meriti un mondo migliore, il rispetto per la vita, e per ogni essere vivente. Tu che ammiri i supereroi, forse per difenderti meglio dai mostri spaventosi, hai bisogno di me al fianco, che all’occorenza so mettere un mantello da super donna per spiegarti la vita.

Cercavo in te l’amore, amore mio. Ma amiamo così tanto nostra figlia che non siamo capaci di dividere l’amore in famiglia. Siamo genitori così perfetti, per lei, e invece ci dimentichiamo che noi siamo l’amor che l’ha fatta nascere, che tutto parte da noi, anche la sua serenità.

Cercavo in te l’amore, quello che non abbiamo avuto abbastanza, quello di quando si è due persone sole che ogni tanto si incontrano. Lo cerco ancora, nel gesti utili in cui tu sai darlo e nell’emotività in cui io lo assimilo. Lo cerco, ma non è più come prima, e ho lottato tanto per forzarci, per incontrarci di nuovo in questo turbinio di informazioni e di banalità di tutti i giorni che allontanano e lasciano poco spazio a quel silenzio che fa sincronizzare i cuori. Il silenzio mi fa paura, il silenzio di chi non ti ha mai messo al primo posto. L’ho solo riempito con la mia voce che ho imparato a fare grossa.

Cercavo in te l’amore. E forse invece, devo ripartire da me. So che sotto la montagna sgretolata si cela un diamante.

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Questo post partecipa al tema del mese delle STORMOMS (di cui faccio parte). Tag ‪#‎ceravamotantoamati‬: tutta la verità sulla coppia post-figli.
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anima nascosta

26 Apr real: siamo reali, anche nelle nostre debolezze

Quand’è che ho iniziato a scrivere pensando di vendermi? Vendere la mia immagine, incartare l’idea di una famiglia promossa in una vetrina, che voi vedete solo in parte per quello che è?

Dove ho messo il coraggio di raccontare chi sono, di prendere delle posizioni, di essere poetica? Dove ho lasciato le mie parti buie da raccontare per non sentirci soli – che tutti abbiamo un posto non illuminato, nell’anima -?

Non lo so. E’ successo con il tempo. Forse un modo naturale per distaccarmi dalla sofferenza, dal pettegolezzo, un movente per creare una corazza di parole.

Ma oggi è una giornata speciale. E’ il 25 aprile, gioranata di memoria di guerrieri che hanno lottato affinché io, noi, fossimo qui dove siamo ora, con queste risorse.

Non solo per questo: ho trovato pagine di diario lasciate a metà, scritti di persone importanti abbandonati, come se nulla fosse. Mi hano attratto come una calamita; mi sono svegliata dal torpore.

Non ho voglia di fingere di essere. Essere una super mamma, una compagna perfetta, una persona migliore di quella che mostro. Non fingo. Ma lotto ogni giorno per migliorare. Io sono così. Con la faccia stanca, le occhiaie, il sorriso in perenne movimento e a volte un po’ spento, la schiena curva di chi sente le fatiche del mondo; ho anche gli occhi luminosi, il cuore spaventato e aperto ad ogni nuova esperienza, i polsi sottili, idealista con l’anima grande e complessa, il corpo in perenne ricerca di molecole simili alle sue.

Per il teatro c’è tempo, io oggi sono qui.

Parlami per sempre – Sick Tamburo

Guardare avanti

23 Nov i regali di Kiabi - post sponsorizzato dillo alla mamma

Questa estate ho aggiornato lo smartphone. Con leggerezza, ho premuto il tasto “aggiorna” e ho aspettato che la rotellina nel cuoricino del mio Android finisse di lavorare. Quando il telefono si è riavviato, è successo un disastro.

Nell’aggiornamento da Kit-Kat a Lollipop il nome della periferica dove la macchina fotografica salva le foto è cambiato. E’ cambiato, e la perifeica è scomparsa. La cartella “immagini” conteneva le foto caricate su whatsapp, facebook, dropbox, instagram. Della cartella “DCIM” solo uno spazio enorme, vuoto, un riquadro nero con l’icona di una polaroid rotta, stracciata a metà. Sotto, il contatore indicava lo zero. Zero foto. 0. Non c’erano più.

Ho provato a cercare sul sito  web di Aranzulla, ho chiesto ai miei colleghi e contatti smanettoni… Ho persino pianto una settimana, ma neanche questo è servito per resuscitare le mie fotografie. Avevo rimandato da tempo la sincronizzazione con dropbox, e dentro il telefono avevo i ricordi di un anno:  i traguardi di Camilla, i video pieni di risate, le vacanze al mare fatte un mese prima. Avevo i ricordi più belli di quel periodo buio che stavo lasciando alle spalle e li avevo involontariamente cancellati.

Famiglia Righini - Maccione in vacanza al mare a Cervia - dillo alla mamma

Famiglia e amici mi hanno mandato le foto che avevo condiviso con loro su whatsapp, e piano piano ho dimenticato il fastidio e lo sconforto di aver perso pezzi di vita per uno sbaglio da leggerezza. (Ma forse proprio dimenticato no, visto che a novembre ne parlo ancora).

Poi mi sono accorta, ascoltando il mio cuore, che avevo un disperato bisogno di fissare le cose serene di quel periodo per ricordarmi che di bello c’è davvero qualcosa nel mondo, e nella mia vita. Guardavo indietro, guardavo le espressioni buffe della Cami e i nostri baci dolci e mi davo forza per sapere che esistevamo ancora, nonostante tutto.

maglietta estiva bianca a pois neri kiabi - dillo alla mamma

Era arrivato un pacco. Un pacco che ho perso e ritrovato, un regalo di Kiabi. Dentro c’erano tanti vestitini per Camilla, un po’ estivi, che ho usato nelle giornate più calde di fine estate, poco prima di perdere i dati del telefono, altri più pesanti che uso ancora in questo autunno inoltrato in cui avvolte nei nostri maglioni o a casa di amici ci fingiamo lucertole che bramano gli ultimi raggi di sole.

i regali di Kiabi - post sponsorizzato dillo alla mamma

Quando è arrivato il regalo ho aspettato tanto per fare delle foto: ho aspettato casa nostra, ho aspettato il silenzio, ho aspettato il momento giusto, ho rimandato; ho perso poi le foto, ho perso i vestiti durante il trasloco.

gonna di jeans a ruot con dettaglio dela cinturina in camoscio kiabi - dillo alla mamma

Son passati  mesi in cui ho lavorato molto su di me; sono una persona nostalgica, guardo sempre congli occhi lucidi il passato, quello che è stato, quello che sarebbe successo se… Ma ho deciso di lavorare sul presente. Sul qui e ora, come un teatro; osservare i gesti di Camilla mentre beve un succo o fa le smorfie quando è arrabbiata; di non scappare per poi rincorrere quel momento salvato su un dispositivo del telefono.

Maglietta mademoiselle rosa e nera Kiabi - dillo alla mamma

Questo vale anche per me, come persona. Basta dirmi “non ho tempo” o “sarebbe bello se potessi fare…” per essere felice ho bisogno di fare quello che mi rende felice, adesso, qui e ora. E di qui, in avanti. E così tra le altre cose mi sono iscritta ad un corso di improvvisazione teatrale… Comico! Dopo tanti anni di melodrammaticità ho deciso perfino di allenare il lato simpatico di me stessa 🙂

Non possiamo più essere quelli che eravamo, o pretendere che le persone attorno a noi rimangano quelle di cui ci siamo innamorate; possiamo se vogliamo guardare avanti insieme, crescere, e trovare un passo comune, un ritmo per comunicare mentre ci muoviamo e non perdere mai il suono dell’altro, anche se più o meno lontano.

Grazie a Kiabi per la riflessione che mi ha regalato con questa (dis)avventura, si cresce sempre.

E tu hai mai cambiato mai prospettiva, o punto di vista, dopo una disavventura?

Tutto sotto controllo

20 Dic

E’ tutto sotto controllo.

Continuo a ripetermelo, deve essere così.

Il trasloco procede e anche se ho buttato, tante cose, e inscatolate altrettante, sono ancora al punto di partenza. La casa ancora non c’è, ma sono sicura ci sarà e sarà quella giusta per noi, nel posto giusto per noi.

E’ tutto sotto controllo, certo.

E’ sotto il controllo degli scatoloni che continuano a moltiplicarsi vicino alla porta.

E’ sotto il controllo degli oggetti di casa che sembrano duplicarsi e smaterializzarsi nonostante siano rinchiusi negli scatoloni di cui sopra.

E’ sotto il controllo della polvere, che sta costruendo un esercito di leopardi per attaccarmi nei pochi attimi in cui abbasso la guardia. Ma non abbandonerò l’aspirapolvere di guerra. Mai!

Soffocherò tutti i vestiti a suon di sacchi sottovuoto, chiamerò Babbo Natale e dirò che Camilla è stata cattiva così requisirà tutti i giocattoli in circolazione; di quel che resta butterò gli avanzi dalla finestra.

il trasloco fa paura, mi nascondo dentro una scatola

Dicevamo che è tutto sotto controllo… Vero? 😀

 
photo credit: unclefuz via photopin cc

Di traslochi e vecchi diari

22 Nov

Ho iniziato, finalmnte, dopo settimane di procrastinazione, a fare gli scatoloni per il trasloco. Lo so, che ho rifiutato inconsciamente il dover andare via, l’impegno di cambiare casa, di andare ad abitare in un luogo che effettivamente non esiste ancora, perché ancora non l’abbiamo trovata. Questa è casa nostra, è dove abbiamo litigato furiosamente per l’ordine, dove ci siamo amati; qui ho mosso i miei primi passi nell’indipendenza, qui nostra figlia è caduta, si è rialzata, è cresciuta.

Qui ci sono luoghi che non voglio più vedere, ricordi che non voglio più ricordare, strade che non voglio più percorrere. Ci sono nuove amiche e di cui sentirò la mancanza, volti conosciuti e simpatici che chissà se vedranno che non passerò più da queste parti. Qui c’è un mondo costruito da zero in onore e per colpa di mia mamma, e sono contenta di averlo fatto.

Tutto questo bagaglio emotivo si apre facendo poco rumore, come quando apri la zip di una valigia e inizi a mettere a posto i vestiti della tua vita. E ti ritrovi a fare i conti con le cose che vuoi tenere, lasciare andare, conservare e utilizzare. Come con i vestiti vecchi e i libri regalati da persone che fanno parte del tuo passato.

Rimandare è stato facile, ma come ho imparato qualche giorno fa, rimandare vuol dire non chiudere il cechio e lasciare che il cervello sia sempre a pensare a quella cosa che non hai fatto o che non hai finito. E quindi, oggi mi sono rimboccata le maniche e ho iniziato a inscatolare i libri e i fumetti, le mie reliquie. 🙂

scatolone di libri per il trasloco e ricordi

Tra libri, fumetti, saggi e graphic novel mentre scomponevo e ricomponevo tutto sono saltati fuori vecchi diari di quando ancora andavo alle superiori, e poi all’università. Rileggerli è stato folgorante. Chi ero, io? Facevo le liste, come le faccio ora, scrivevo in stampatello, facevo disegni colorati e decoravo pagine di diari. Chi ha il tempo, ora? Scrivevo citazioni di film e canzoni e mi sembrava che tutto il mondo fosse così grande, tutto era rilevante, ogni situazione meritava di essre vissuta al massimo delle mie capacità fisiche ed emotive. Esiste quel periodo dell’adolescenza, vi ricordate? In cui lotti e scendi in piazza per i diritti di chichessia, ti arrabbi con i bulli per il loro comportamento ( o prendi in giro tutti indistintmente perché sei un bullo) Non c’è una scelta per le proprie battaglie. Ero così, e mettevo tutto il mio cuore, la mia testa, il mio stomaco per combattere. Usavo poco la voce, però.

vecchi diari e canzoni dei subsonica

vecchi diari e canzoni dei subsonica

E poi cosa è cambiato? Mi sono rivoltata come un calzino. Mi sono promessa “mai più” -il mio Edgar nella seconda scatola direbbe più poeticamente “Nevermore”- ho iniziato a parlare tanto e a sentire poco. Ho continuato le mie battaglie focalizzandole sempre di più, ho smesso di odiare, ma anche di essere passionale nella lotta ai sentimenti. Ho imparato ad amare in un modo del tutto nuovo, mi sono trovata serena e banalmente tranquilla, mi sono dosata.

Sono cresciuta, quindi.

Oddio, non vorrei mai essere quella di prima. Mai. Ma mi manca ridurre fogli bianchi in piccoli pezzi di anima colorata.

La wishlist delle cose da fare quando sarò guarita

27 Gen

Mi sento una menomata, con il fuoco di Sant’Antonio in atto. Anzi no, mi sento come Bruce Willis quando si prende una pallottola nella spalla. Mi manca solo la sua forza di volontà pr continuare a sparare un’ora e venti di fila a tutti quelli che gli si presentano davanti. Piccoli dettagli.

mi sento come bruce willis: vecchia e contusa

Questo dolore è forte e costante, con fitte  e spasmi. se sto immobile un pochino si quieta, se mi muovo e se per caso la maglietta svolazza un pochino, le fitte aumentano.

Rettfico: mi sento come Bruce Willis con una pallottola nella spalla e una medusa aggrovigliata al braccio che usa i tentacoli per scrivere la Divina Commedia sul torace. Ci siamo capiti?

Anche se è una malattia da cui si guarisce, resistere al dolore dell’herpes zoster è estenuante e spendo quasi tutte le energie sopportando il male, anche se prendo gli antidolorifici quando sto per sbroccare. Ho questo rapporto un po’ morboso con il dolore: lo temo, ne ho paura direi, ma quando ce l’ho temo anche di prendere antidolorifici inutilmente (forse per la troppa insistenza con cui mia mamma afferma che bisogna prendere antidolorifici in ogni caso, forse perché in passato ne ho abusato parecchio ad ogni piccolo segnale). Alla fine il dolore è un sintomo e va ascoltato, e ho paura di zittirlo quando mi dice qualcosa.

Cercando di sopportare queste paranoie, per tirarmi su di morale cerco di pensare a cose belle da fare quando potrò stare a contatto con altre persone (sì, sono in quarantena e questo mi fa sbroccare ancora di più) e quando avrò le forze di farlo, soprattutto!

Per adesso la mia wishlist è questa:

  • andare ad un concerto
  • tornare ad un concerto de Il teatro degli orrori
  • andare a cena fuori con Alle e Robby (e andare a ballare)
  • tornare al parco giochi di gomma coperto con la camilla
  • andare in vacanza a Cardiff  per visitare il museo del Doctor Who (progetto a lunga distanza, ma c’è sempre bisogno di organizzazione per partire in tre)

Ecco pensare a queste cose mi fa stare bene e non mi fa sentire una reclusa.

Ora sono molto concentrata per due progetti di lavoro e mi distraggo con quello, ma avete qualche consiglio per sopportare le ore in casa senza annoiarmi? Contate che i giochi fisici con la camila sono banditi, ma che tenerla mi occupa la maggior parte del tempo!

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