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“Mamma come nascono i bambini?” Discorsi tra mamma e bimbe di 7 anni (tra poco)

10 Lug Articolo romanzato sul concepimento. Fumetto di un ovulo e di uno spermatozoo che si incontrano.

Mi sono venute le mestruazioni.

Sono andata in bagno, la mia bimba ha aperto mentre mi cambiavo e ha visto l’assorbente con il sangue.

Così mi ha chiesto preoccupata: “Perché sanguini? Ti sei fatta male?”

E io ho risposto: “No amore, è normale, tutte le donne quando diventano grandi sanguinano.”
“E perché?” Chiede lei preoccupata.
“Beh, perché il corpo dice che è ha fatto tante piccole uova per fare dei bambini, ma non ne è nato nessuno. Così per fare posto a nuove uova il corpo pulisce la pancia e butta via quelle vecchie con il sangue.” Provo a semplificare, spero di averla messa a suo agio con questa storia del sangue. A me fa senso anche quella del prelievo e non voglio impressionarla.

Lei continua dubbiosa: “Ma da dove esce il sangue? Hai un taglio?”
“No amore, esce dalla patatina. Da dove nascono i bimbi quando escono dalla pancia” argomento già trattato, rimane riflessiva ancora un po’ e poi chiede: “E perché?”. “Perché cosa amore? Specifica meglio se no non so come rispondere cucciolino” (qui sto evidentemente prendendo tempo).

“Mami perché serve il sangue per pulire la pancia?”
Bella domanda… Me lo chiedo anche io maledicendo i giorni splatter che Dario Argento scansati.

“Beh, Mimi, perché se il bimbo fosse nato avrebbe avuto bisogno di tutto il sangue e tutte le cosine che il corpo butta via per crescere, insieme all’uovo della mamma e il semino del papà.”

E qui si è aperta la voragine:

“Mamma ma come fa il papà a mettere il semino nella pancia?!”

Cosa faccio?! Api e fiori sono fuori discussione; le racconto il metodo tradizionale? Sto sul vago, uso metafore o metodi scientifici?; Ma i figli si fanno anche se si è in una relazione omosessuale, lei lo sa! Come lo inserisco nel contesto?; E i bimbi che nascono per caso, senza pensarci? E l’aborto, e le mamme surrogate, e la consensualità del rapporto, e fare sesso anche senza amore ma non fare figli col primo che passa?

Aiuto!

E se poi la confondo.

Ok. Ci riesco.

“Mimi, ci sono tante storie da raccontare. Alcune volte succede come con me e il tuo papà. Ci sono due persone che si amano. Tanto, tantissimo. Non come due amici, o come la famiglia. Una persona che incontri per caso nella vita e che ti fa battere il cuore forte. L’amore. E con questa persona fai tutto. E decidi che ti puoi fidare e gli mostri tutto. Le cose belle del tuo carattere, quelle brutte, i sorrisi. E a volte capita che ci si facciano le coccole, per dimostrarsi senza parole che si è innamorati. E altre volte ancora si fa l’amore. Che è bellissimo, ci si sente così vicini alla persona che si ama che sembra di essere una persona sola.

Si decide sempre insieme e si fa solo se tutti e due hanno voglia, sai?

E poi, a volte, si può decidere, mentre si fa l’amore, di far crescere il semino dentro la pancia, proprio per far nascere un bimbo. Così il papà mette il semino dentro la pancia mamma e a volte il semino nuota così tanto che arriva fino alla uova della mamma”

“Però mamma sono uova minuscole le tue non ci stanno se no dentro la pancia”

“Sì sono piccolissime. Come le piastrine di Esplorando il corpo umano. Le uova si chiamano ovulio e il semino spermatozoi. Beh, alla fine se è il momento giusto, uova e semino si uniscono e uniscono metà del papà e metà della mamma per far crescere un ovetto o due che poi diventeranno un bimbo o una bimba. O forse dei gemellini.”

Camilla rimane in silenzio ancora qualche secondo poi mi chiede: “ok, così è come sono nata io. Ma tutte le altre volte?”

Le altre volte te le racconto la prossima volta. Sono tutte altrettanto importanti.

FInalmente arriva Modena Nerd: 15 e 16 settembre 2018 in tema anni ’80!

3 Set

Radici profonde nel passato, sguardo attento al futuro, dai fumetti e videogames storici ai protagonisti dei prossimi anni. Tutto in un unico appuntamento: Modena Nerd. Il festival che celebra e fa rivivere la cultura nerd in ogni sua declinazione torna sabato 15 e domenica 16 settembre alle fiere di Modena, con la sua terza edizione all’insegna dello slogan “more of the same“. Qui potete trovare il programma dettagliato di modena nerd 2018.

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Uno dei temi scelti quest’anno dagli organizzatori è proprio quello degli anni Ottanta, a cui andranno a legarsi tutta una serie di iniziative ed eventi, mentre per i più piccoli – oltre all’immensa sala giochi da 0 a 100 anni – sarà possibile prendere parte al “battesimo della matita”, con i laboratori dei fumettisti di Star Wars e dell’Uomo Ragno che insegneranno le tecniche segrete del disegno.

Dal concerto della voce regina dei cartoni animati Cristina D’Avena (16 settembre ore 17:00) ai più talentuosi disegnatori della scena italiana e internazionale. Nic Klein, Yildiray Cinar, David Lafuente, Nicola Mari, Marco Checchetto, Gigi Cavenago e tantissimi altri fumettisti vanno a formare una delle artists’ alley più grandi del nostro paese: oltre 70 autori pronti a incontrare gli appassionati in cerca di uno sketch, un autografo o un semplice saluto. Attenta a tutte le sfaccettature della cultura “nerd” e “digital”, la rassegna modenese ospita gli youtuber più seguiti (Cartoni Morti, Jack Nobile, Dario Moccia) e un’immensa sala giochi con più di 300 postazioni dove sfidarsi in tornei esclusivi, o semplicemente ritrovare i videogames che hanno fatto la storia di questo settore.

IN SINTESI

Quando: sabato 15 domenica 16 settembre, dalle ore 10.00 alle ore 19.00.

Dove: ModenaFiere, Quartiere fieristico di Modena, viale Virgilio 70/90 a due minuti dall’uscita del casello Modena Nord dell’A1

Ingresso: è possibile acquistare il biglietto anche online, evitando così le file, sul sito www.modenanerd.it.

Per approfondimenti e aggiornamenti:
www.modenanerd.it

https://www.facebook.com/Modena-Nerd-894291547344283/

Contatti:
mail info@modenanerd.it ; telefono 059 848380 (ModenaFiere)

Diffidate della mamma single in condominio!

11 Lug cassette delle lettere in fila di forme e materiali diverse

Abito in una palazzina appena fuori dal centro città, in un quartiere verdeggiante costruito negli anni ’70. Qui tutte le famiglie hanno comprato le loro abitazioni; i miei condòmini sono tutti proprietari dei loro bellissimi appartamenti  che 50 anni fa erano all’ultima moda. Per lo più sono signori anziani: alcune vecchiette sole -di quelle che d’estate si vestono con maxi vestitoni a fiori smanicati-, altre più arzille e attive, parecchie coppie sposate da più di 30 anni e un paio di famiglie giovani con e senza figli.
E’ bello, il mio condominio. Seppur abitato da tante realtà diverse, eravamo inclusi.

Fino a quando eravamo una famiglia perfetta. Poi ci siamo SE-PA-RA-TI.

Non si può dire quella parola, è come se pronunciassi Voldemort al party dei Grifondoro, non sono mica così matta!

Quando il papà di Camilla è andato via di casa non abbiamo lanciato vestiti fuori dalla finestra, urlato a perdifiato (anche se di litigi nei mesi prima ne avevamo fatti eccome), rotto piatti e sbattuto porte. Eravamo così esasperati che un giorno è successo. E poi, per un periodo, ha continuato a frequentare casa, un po’ per stare con nostra figlia, un po’ per recuperare le sue cose personali. E per la palazzina questo via-vai era nella norma. Un giorno però è arrivata la cena di condominio nel giardino di casa. Lì tutti i presenti, chiedendo casualmente dove fosse Simone, hanno saputo. E’ andato via!

Avete presente quella sensazione in una conversazione di circostanza e ti accorgi di esserti imbattuto in un argomento spinoso? Quando con nonchalche fingi che sia tutto nella norma ma il tuo collo si irrigidisce e con la coda degli occhi cerchi le vie di fuga più vicine per uscire da quella situazione imbarazzante? Quella sensazione di imbarazzo che permea l’ambiente, bloccando i suoni e rendendo l’aria rarefatta? Ecco, ero io la situazione imbarazzante! In un condominio dalle famiglie perfette, con o senza prole, con i nipotini e l’odore di arrosto per le scale la domenica, io e Camilla siamo diventate un’eccezione.

Gli atteggiamenti nei miei confronti sono cambiati radicalmente, da qul giorno in poi. Se prima le persone mi salutavano e si fermavano a chiaccherare per le scale, ora i saluti sono saltuari; non sono più dentro al circolo del gossip di condominio e non so le ultime novità della zona (anche perché probabilmente ora sono uno degli argomenti di conversazione). Ma ogni vicino ha iniziato a comportarsi in maniera strana nei miei confronti, e io ridendo, ho fatto una classifica dei vicini di casa che parlano con una mamma single e sua figlia.

signore che fanno gossip sul condominio - dillo alla mamma

Il diffidente ossessivo:

quando arrivi in macchina e parcheggi di fronte al suo balcone, tira giù le tapparelle. Poi inevitabilmente passi davanti alla sua porta di casa e dà 4 mandate alla porta blindata. Se ti incontra per strada attraversa per schivarti e appena ti ha superato torna sul tuo stesso marciapiede. Guarda con aria diffidente i tuoi ospiti e studia le tue amiche ferme in macchina quando scendi. È il vicino di casa ossessivo che vede il male dappertutto.

Il cordiale disprezzante:

tiene lo sguardo alto e sorride a denti stretti, pronunciando un “buongioooorno!” altisonante. Ti guarda mentre aspetti l’ascensore e fa la sua prima domanda di rito, di solito rivolta al tempo metereologico, per poi incalzarti subito con qualche domanda per scoprire i tuoi scheletri nel’armadio. “Ma la bimba, tutto bene? Sentirà la mancanza del papà? Sicuramente una scelta difficile. Speriamo che non ne risenta… Ma come ma vi siete lasciati? Qualche problema…?” E un po’ di sticazzi, non ce lo mettiamo?

Il vicino fantasma:

sai che è lì, lo senti camminare nella sua stanza, fa la spesa perché porta fuori il suo bidone della spazzatura. Senti eccheggiare la sua voce nella tromba delle scale quando spettegola con la vicina sulle ultime novità del palazzo e della strada. Ma tu non l’hai mai più vista, è scomparsa. È diventata invisibile. Quando passi davanti alla sua porta di casa,  un brivido forte passa lungo la schiena e senti una folata di vento gelido, come se il suo spirito fosse attorno a te a vegliarti o dannarti. Ma di sicuro il suo ruolo sarà quello di non guardarti mai più in faccia.

I nonni scandalizzati:

hanno passato la guerra, loro. Sanno cosa è il sacrificio, loro. Sono rimasti insieme quarant’anni senza possibilità di divorziare, loro.  E tu invece? Tu sei una madre degenere che mette al primo posto la sua stessa persona piuttosto che  bisogni di sua figlia, certo. Mentre mia figlia e la loro nipotina giocano in giardino, lei parla alle vicine di casa in mia presenza: “Come si permettono questo giovani a decidere di separarsi dopo solo pochi anni di convivenza? E non erano neanche sposati!”. Breaking news, granma: anche le mamme single hanno le orecchie!

Voi avete trovato altre categorie di abitanti di condominio? Anche se non siete separati fa lo stesso, fanno sempre numero!

Che poi, si sa, come si fa a volere una mamma single in giro per il palazzo? E’ scandaloso. E se portasse orde di uomini in casa? E se si dimenticasse di pagare l’ascensore?

Mi volete, per caso, nel vostro palazzo? 🙂

Kidsbit 2017: il festival ultragalattico per piccoli esploratori digitali

3 Mag

Se c’è una cosa che amo sono i festival, di più se ci sono tecnologia, arte e spaciugamenti interattivi.

Io e Cami andremo a KidsBit, a Perugia dal 26 al 28 maggio!

Qui sotto, nel post di Around Family blog, trovate tutte le info per viaggiare e alloggiare con la famiglia, fatemi sapere se andrete!

Around Family Blog

Qualche giorno fa, parlando davanti ad una platea di imprenditori in Cina, Jack Ma il proprietario e Ceo di Alì Babà, il più grande sito e-commerce del mondo, ha detto: “L’intelligenza artificiale sarà una realtà entro i prossimi trent’anni. E’ necessario però che le nuove generazioni comincino da adesso a capire come funziona, affinché siano in grado di poterne sfruttare gli enormi vantaggi, evitandone i problemi”.  Anche per questo è necessario partecipare a Kidsbit, Festival dedicato a innovazione, tecnologia e creatività digitale dedicato ai bambini e al loro futuro, in programma a Perugia dal 26 al 28 maggio.

Manifesto Kidsbit2017

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Due anni

23 Set

Due anni fa, ieri, andavo in ospedale pensando “ma sì, non ho neanche dolore, andrà tutto bene”.
Due anni fa questa notte me la ridevo con mia cognata, mia suocera, mio papà e Simone mentre facevo il tracciato e non sentivo nulla. Dopo dormivo tranquilla ignara di quello che sarebbe successo il giorno dopo.
Due anni fa, stamattina, odiavo i parenti della mia vicina di letto che mi venivano a fare gli auguri mentre io barcollavo per le contrazioni dolorose e l’ossitocina maledetta.
Due anni fa,  verso l’una, entravo in sala parto, mio padre chiedeva alle infermiere come stavo e io per un momento mi sono dimenticata del dolore pensando “WTF?”
Due anni fa, adesso, imploravo silenziosamente un’epidurale che non potevo avere di domenica, arrivava con il cambio turno la mia ostetrica Lodovica che pensava fosse tutto quasi già fatto è invece mi ha aiutato a fare tutto.
Due anni fa, tra tre ore, Simone tagliava il cordone ombelicale che non era tanto sicuro di voler tagliare, io prendevo in braccio una piccola pera per nulla scossa da tutto questo trambusto e la battezzavo come piccolo essere a sé stante.
Due anni fa, pochi minuti dopo, cercavo mia mamma preoccupata, che ci aspettava insieme agli altri fuori dalla sala parto nonostante avesse da poco fatto la chemio, e che mi ha donato tutto l’amore che poteva.
Due anni fa, stasera, mi sono mangiata un panino col salume dopo nove mesi di astinenza.

Buon secondo compleanno piccola Camilla, sono passati solo due anni e sembrano un’eternità! 
Auguri!

Di quando non sai cosa scrivere

3 Giu

Ciao, mia mamma è morta e la mia vita continua.

Penso a lei sempre, e quando non ho niente da fare, penso a lei troppo.

Abbiamo fatto funerali, cene, aperitivi. Una festa in suo onore, con musica e franciacorta, come avrebbe voluto lei. Dove avrebbe voluto essere. Abbiamo fatto fluttuare lanterne cinesi in aria, che poi si sono accasciate a terra una cinquantina di metri più in là. Tutto il romanticismo di un messaggio scritto su un pezzo di carta svanito in un campo di erba medica.

work by AlexanderJansson

E insomma. Le giornate vanno così. Devo ridarmi una routine, un obiettivo per cui trovare la forza di muovermi; un benessere personale, pezzettino di serenità nel mio cuoricino rotto.

Ma non posso continuare a scrivere qui di lei e di me e della morte; alla fine questo blog è nato per raccontare soprattutto di me come mamma, e non di me come figlia.

Ne ho aperto un altro, che vi passerò se vorrete, e qui ricominceranno le solite digressioni su mamme al parco, piccoli e grandi progetti, post in sospeso (perdonatemi!), scritti senza tempo e senza ricordi.

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Una famiglia di guerriere

17 Mag

Una famiglia di guerriere

La mia mamma ha lottato fino alla fine. E’ una guerriera e sempre la sarà. Mi ha insegnato a lottare, a volermi bene, a cercare la felicità. Non sempre è stato facile -nessun rapporto madre figlia lo è- e spesso ci siamo allontanate; come le calamite che ci regalavamo di ritorno dai nostri viaggi da un lato ci respingevamo e dall’altro diventavamo una cosa sola. Lei ha lottato fino alla sera del 14 maggio 2014, e in fondo al cuore so che è un bene che si sia lasciata andare nella terra dei sogni. Ma sarà sempre nel mio DNA e nel mio cuore, così come ne tramanderò il ricordo a mia figlia, per farle sapere la forza della natura che è, sempre sarà.
Ciao Mamma Lella ♥

Teoria dell’evoluzione nella cittadina di Colorno

9 Apr

A tutti piace giudicare. C’è chi ne è consapevole, chi lo fa con gusto, chi con cattiveria, chi da ubriaco e chi in buona fede. Tutti lo facciamo. Donne, uomini. Anche i bambini, lo fanno! Io sono sempre stata della schiera “sono una persona buona e certe cose non le faccio” ma in realtà in questi ultimi mesi mi sto ricredendo su un sacco di cose che pensavo vere di me e non lo sono.

Non sono stupida

Non sono mongola

Non sono ingenua

Sono protettiva

Sono sorridente

Sono rompiballe

Sono amorevole

Sono metodica (per certe cose)

E sì. Sono giudicante.

Ci pensavo oggi mentre tornavo a casa dal parco. Io e Cami siamo state lì metà pomeriggio, e ora che c’è la bella stagione ci andiamo quasi tutti i giorni. E come tutti i giorni sono arrivata, ho percorso la stradina di mattoncini a forma di papillon, e mentre costeggiavo l’aiuola invasa dalle api -maledette- ho iniziato a scrutare il parco. Non cercavo vecchietti maniaci o uomini di colore pronti a rapire mia figlia. Scrutavo LORO. Le altre mamme.

Camilla al parco giochi di Colorno

Le altre mamme del parco di Colorno le ho suddivise per categoria. Le Mamme Straniere occupano una delle uniche due panchine all’ombra di tutto il parco, usano i passggini abbandonati dei loro figli come poggiapiedi e parlano in una lingua arcaica (che ho scoperto oggi essere greco) ai loro figli/nipoti. le ragazze della famiglia hanno i capelli tosati quasi a zero (non so perché), compresa la piccola bimba con cui oggi Camilla giocava. Ho interagito, l’ho sorretta per non farla cadere, mi ha sorriso, proprio simpatica. Così quando sua sorella è venuta a prendere la piccola ho provato a chiederle quanti mesi avesse -si inizia così un discorso tra possessori di bambini, vero?- e sua madre le ha urlato in greco cose che come reazione l’hanno fatta allontanare di fretta con la bimba a penzoloni. Se ve lo state chiedendo, no: non puzzavo.

La Mamma Borghigiana, è altrettanto curiosa da osservare: affacciata al balcone della sua casa, fa giocare il figlio lì fuori per un tempo indeterminato, con il bel tempo. Per lo più osserva il susseguirsi degli eventi del suo quartiere da una comoda sdraietta bianca, e quando non fuma urla ala figlia di non fare niente (e per niente intendo tutto). Spesso parla con altre mamme borghigiane del figlio presente nominandolo in terza persona (“Ah… lui/lei…”) ed elencando tutti i difetti che ha. Oggi per esempio la tipica conversazione tra una coppia di mamme borghigiane riguardava il tipo di alimentazione della propria prole: “Ah, non vuole ne il formaggio, ne lo yogurt, ne il latte! Allora io gli ho detto <non mi interessa! almeno uno lo devi mangiare, ti devo guardare, non ci credo che mangi la mozzarella all’asilo!>”.

C’è poi la categoria Mamma Ansiosa, quella che veste la figlia nei primi giorni di primavera come se dovese partire per una missione segreta nel corpo dei Marines: berretto da pescatore color fieno per respingere il calore del sole legato con il doppio fiocco sotto il mento, occhiali da sole coprenti con elastico salva caduta; burrocacao sulle labbra e crema solare sulle guance; sciarpina di cotone per il vento (quella ce l’ho anche io), maglietta a mezze maniche con camicia sbottonata (ma a maniche lunghe e con il colletto alto) sopra; pinocchietti mimetici, calzettoni di spugna; scarpe simil antinfortunistica e… zainetto per entrambe contenente chissà quali misteri che neanche Mary Poppins riesce a spiegarsi. La suddetta mamma giustificava le ire della figlia scontenta quando i bambini che giocavano con lei non le passavano la palla (e se non lo sapete, MAI  giustificare un bambino per i suoi capricci, cadrete in un baratro senza fine).

Oggi mi sono imbattuta in queste tipologie. Chissà loro cosa hanno visto in me, quando sono avanzata nel parco. Osservo e giudico perché non sono all’interno della loro contesto sociale. Sono nuova, non mi conoscono. Ma questo non vuol dire che per loro io sia indifferente. Il giudizio è reciproco. Le mamme guardano sempre con sospetto quello che le altre fanno o non fanno, sopratutto se le azioni non rientrano nei canoni dell’educazione scelta per i propri figli.

Siamo animali insicuri, che annusano l’aria in cerca di qualche pericolo. Quando accenno all’autosvezzamento, per esempio, gli altri mi guardano come se stessi sacrificando mia figlia al Dio del digiuno forzato. Siamo animali spaventati, pensiamo che qualsiasi persona arrivi e possa compromettere il lavoro fatto in mesi o anni di educazione.

E forse non è così? Ma alla fine è evoluzione.

 

 

giorni frenetici

25 Lug

Giorni frenetici. l’organizzazione è alle stelle eppure non è organizzato niente. andiamo a braccio, il canovaccio è vuoto. Ce la faremo mai? Ci sono secondi in cui tutto è perfetto altri invece che tutto è al contrario di come dovrebbe essere. ma ci guardimo negli occhi e respiriamo fiducia (ogni tanto, quando non litighiamo).

letto d'ospedale

Sono stanca. Occhi che bruciano, socchiusi, sento le rughe del sonno arrotolarsi intorno alle pupille. Chiamano Morfeo, e io sono sempre di corsa, scappo da lui che devo fare tutto. Devo vivere. Devo rincorrere persone che cercano di vivere, e fare cose che mi permettono di vivere: la spesa, i soldi, le pulizie, il 730. Nei pochi momenti che mi restano per vivere -davvero- sto con simo e camilla, scrivo alle mie amiche. Forse stasera ceno con due di loro. Boccate di ossigeno.

In casa c’è sempre qualcuno che cerca di aiutarci in questi giorni che corro all’ospedale. Arrivo a casa però e le mie piantine sono state potate, i panni spostati, mi si rincorre perfino nella camera da letto criticando i miei abiti da casa. E, se proprio lo volete sapere, il vestito a righette giallo e bianco con la cordicella beige attorno alla vita che indosso è proprio bellisimo. Alla faccia di chi deve mostrare, invece di essere.

Anche adesso potrei dormire, riposarmi prima di riprendere la macchina e farmi dare della stupida da mia madre che non apprezza il modo in cui le sistemo il cuscino dietro la schiena. Ma sto qui. meglio scrivere, che poi a tenerle dentro le cose marciscono.

Mi nutro di carboidrati e caffè. Caffè con amici, in solitudine, in tazze bollenti, virtuali. ci sono loro a consolarmi. i miei caffè, le carezze di simo e i versetti vezzosi della camilla. per fortuna.

caffè con iaia http://gikitchen.wordpress.com/(foto di iaia -grazie ❤ – http://gikitchen.wordpress.com/)

Le feste e un nuovo anno

1 Gen

Siamo riusciti a passare il traguardo delle prime feste natalizie per Camilla. Sono stati momenti di felicità misti a paura e sconvolgimento.

Sono stata felice, perché per la prima volta dopo tanti anni seduta a quel tavolo la vigilia di Natale c’era la mia famiglia. Non al completo, ma con il cuore sentivo tutti vicini, e tutti si sono impegnati per essere lì, ognuno a suo modo.

La mia famiglia la vigilia di natale 2012

La mia famiglia la vigilia di natale 2012

C’erano le nonne con le tovaglie e i copriletti; le zie con gli accessori di cucina. C’era chi non è più con noi e chi sta lottando per non andare. C’è chi è rimasto per cena e chi è passato solo per un saluto che però valeva più di tante ore passate insieme. E poi c’erano la mia mamma e il mio papà seduti allo stesso tavolo. Forse un po’ in imbarazzo, e seppur seduti vicini si sentiva la distanza di chi non si capisce fino in fondo. Però erano lì. Per la mia famiglia, per Camilla e per simo. E Camilla che rideva, si sentiva a casa. E anche a Natale e nei giorni seguenti, reduce da mille spostamenti, ore in macchina, clima spezzino nei piccoli polmoncini, non si risparmiava a regalare un sorriso a chi aveva intorno.

I parenti le hanno chiesto un po’ troppo, volevano troppa attenzione, e ora che siamo tornati a casa nostra ne stiamo pagando un po’ le conseguenze tra pianti disperati e fatiche ad addormentarsi se non in braccio. Ci sentiamo in colpa perché Camilla sente la fatica, gli orari strani e i troppi stimoli della nostra società consumistica, e abbiamo paura che la bimba “perfetta” che era prima – con versetti, sorrisi e pochi pianti- non torni più. Ma siamo dei genitori bravissimi e supereremo anche questi ostacoli che la vita ci fa affrontare. In fondo è la crescita, prima o poi dovrà imparare che ci sono tante cose nel mondo, più di quelle di cui abbiamo bisogno.

E’ stato un 2012 pieno di emozioni e di paure. Di quelle che ti fanno crescere. E’ stato l’anno dei cambiamenti, l’anno delle costruzioni e dello scorrere delle cose e delle persone superflue. Ho lasciato lo spazio per le persone veramente importanti nella mia vita, ed effettivamente c’era così tanto posto che una piccola creaturina si è fatta largo nella mia pancia! Ma c’era ancora spazio nel mio cuore e ho trovato le mie persone speciali sempre pronte a sostenermi nei momenti bui… Una piccola famiglia allargata, di quelle che non hanno paura della tua paura, e tu non hai paura delle loro. Di quelle che leggi sempre cosa scrivono e se non le senti per un’ora un po’ stai male. Che ognuna di loro è la persona ideale per comprendere un pezzettino di te, e per aiutarti a capire. Un 2013 come l’anno passato io lo voglio, come minimo. E poi ci si possono mettere tante cose in più. Buon anno nuovo!

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