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Libri facili per raccontare le emozioni difficili ai propri figli: la mia esperienza

18 Set Panda likes cuore Giacomo Bevilacqua

I bimbi hanno un set ben definito di emozioni, e le esprimono senza pudore. Passano dalla gioia sfrenata alla disperazione assoluta; basta un momento per vedere l’attesa, la paura o la sorpresa nei loro occhi. Come adesso: Cami sta giocando in camera da sola ridendo e inventando parole magiche e subito ad un tratto, non riuscendo a far girare l’hula hoop come avrebbe voluto, si è ritrovata a lanciare i cubetti di gomma dalla rabbia. Sta provando la frustrazione. Si è sfogata, ha tirato un sospirone e poi ha detto “Sto giocando a fare il mare”.

I bambini hanno questa capacità da ammirare: provano le emozioni nel profondo della pancia, le vivono tutte, le assaporano, e quando hanno finito, le dimenticano. Passano oltre. Non c’è ricordo di quello che è stato, non c’è rancore o malinconia; non c’è vergogna, perché vivono il presente. E’ una dote bellissima che poi si dimentica crescendo, ma che credo tutti dovremmo tornare a testare.

Nonostante questo vissuto intenso i nostri figli spesso non hanno idea del nome dell’emozione che stanno vivendo. Da piccoli conoscono le emozioni base, come gioia, paura, rabbia, disgusto, tristezza (avete presente Inside Out? ). Crescendo e vivendo esperienze, formano tanti altri piccoli tasselli che incastrati tra di loro formano nuove emozioni. E’ una cosa nuova, non sanno come gestirla, e le nostre parole “da grandi” spesso non hanno effetto perché comunichiamo con dei vissuti differenti. Noi abbiamo idea della causa e dell’effetto, dei se e dei ma, dei limiti e delle vittorie, dell’esperienza. Per i bimbi è una cosa che si impara con il tempo, ma noi possiamo aiutarli nella scoperta delle emozioni che hanno.

Ecco i libri sulle emozioni che ho già, quelli che ho trovato, quelli che mi piacciono:

Ieri ero alla ricerca di qualche libro per giocare a imparare questo marasma che è il nostro cuoricino umano 🙂
Ho già alcuni grandi classici come “Che rabbia!“, ma volevo qualcosa di più generico, che racchiudesse lo spirito delle emozioni.

Mi è piaciuta molto la copertina del libro di Mary Hoffmann, “Il grande grosso libro delle emozioni“. Lei è la stessa autrice de “Il grande grossolibro delle famiglie” (che sono tutte, non ci sono stereotipi, ok?) e quindi mi ha ispirato il suo modo di poter vedere le emozioni. L’ho comprato. Perché tutte le emozioni sono importanti, anche quelle brutte. Vediamo come sarà 🙂

Una mia grande amica, la Sam, ha regalato a Camilla l’edizione precedente di questo bellissimo libro pop-up sulle emozioni, che le differenzia a seconda del colore. “I colori delle emozioni” è molto semplice da leggere e per i bimbi più piccolini è facile associare un’emozione a qualcosa di concreto come un colore, o una forma. E il pop-up li lascia a bocca aperta. Spesso lo usavamo prima della nanna, associando le emozioni appena lette alle esperienze fatte durante la giornata: un litigio al parchetto per l’altalena, la gioia di vedere la mamma alla fine dell’asilo, il relax del bagnetto… Un libro che si rilegge tante volte, sempre volentieri perché mette in contatto genitori e figli.

Per  bimbi più piccolini, dai 3 ai 6 anni c’è “sei folletti nel mio cuore” i cui disegni sono orribili ma è la versione per piccoli di un libro+CD molto famoso e della catena Erikson che tratta argomenti di psicologia.

emozionrio libro con illustrazioni emozioniPer i più grandicelli, in fase preadolescenziale (ma anche per gli adulti che non hanno dimestichezza con l’intelligenza emotiva) ho trovato “L’emozionario. Dimmi cosa senti“, un bel libro grafico con tanti illustratori diversi e la copertina rigida, dove le emozioni sono raccontate in modo fluido, e ci son tante piccole sfaccettature dei sentimenti. Da provare. Io lo regalo sempre agli amici in difficoltà affettiva, più per far sapere loro che ci sono che per metterli a studiare! 🙂

I bambini spesso non riescono a tradurre le emozioni nel volto, nei gesti e nelle azioni degli altri. Anche perché gli adulti sono molto più complessi e conoscono milioni di sfaccettature rispetto alle emozioni primarie. Noi siamo sempre stati abituati a spiegare alla Cami la verità, con parole semplici e senza tanti giri di parole. Vedere un papà arrabbiato o una mamma piangere può capitare; noi abbiamo sempre raccontato, per esempio, che la mamma piangeva perché era triste per qualcosa che era successo, oppure che le lacrime che scendevano erano di ilarità perché era successa una cosa molto molto divertente. Anche i nonni hanno comportamenti strani, oppure le persone che passano per strada o che vivono con noi a scuola o in piscina. Saper tradurre anche le emozioni degli altri è importante per sapere come reagire e che la causa non siamo noi. Come quando io e il Papà ci siamo lasciati e lei provava tristezza e malinconia. Tutto è normale e bisogna abbracciare anche questi dolori, sapendo e imparando che lei non è la causa di questa rottura. Chissà cosa sarebbe successo se noi genitori avessimo lasciato parlare i cuoricini.

E le emozioni spiegate ai genitori?

Comprendere le emozioni non è facile per noi adulti, figuriamoci per i bimbi! Ma per noi grandi ho trovato bellissimo questo libricino di esercizi tipo auto-aiuto.

quaderno esercizi per sviluppare l'intelligenza emotivaQuaderno esercizi per curare ferite del cuore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I “Quaderni di esercizi per…” (ce ne sono per tutti i gusti) sono leggeri da portarsi in giro e dentro ci sono diverse attività: spiegazioni, disegni simpatici, riflessioni e soprattutto esercizi da scrivere proprio nel quadernino per guardarsi dentro e scoprire un po’ più di noi. Io apprezzo tanto anche perché mi piace scarabocchiare e pensare e fare ghirigori.

Anni fa regalai  questo bellissimo libro dalla copertina rigida alla nostra famiglia. Forse per Camilla è troppo presto perché è un alfabeto dei sentimenti deliziosamente illustrato con le filastrocche in rima, ma io e il Papà lo leggevamo insieme; probabilmente non era quello di cui avevamo bisogno, ma credevo davvero di riucire a superare la diversità-routinoe-noia-fastidio ascoltandoci senza giudizio.

E tu come fai ad insegnare le emozioni ai tuoi bimbi?

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Il signore degli anelli raccontato ai bambini (ma la morale non funziona)

30 Giu
Camilla si fa bella per andare al parco.
 
Mette la gonna di jeans, la maglietta da ballerina; prende una scatolina, la apre, tira fuori una collana e un anello. Li indossa. Tira fuori anche l’oroogio, poi ci pensa su e lo rimette a posto.
 
Durante il tragitto ci fermiamo in gelateria, e mentre mangiamo Camilla svende l’anello a me, e poi a suo papà.
 
“vuoi tenermi l’anello? È pure di legno, ci sono anche le ciliegie diegnate sopra”
 
Io e suo padre ci guardiamo, poi incominciamo:
 
-Sai camilla che c’è la storia di un tato che per tre libri lunghiiiiiiiissimi ha portato un anello in giro per il mondo?
-Sì, in tre libri ha fatto solo quello, pensa te!
-E sai che non poteva neanche metterlo al dito?

Lei ci pensa un secondo, poi chiede: “E perché?”

-Perché se lo indosava il suo proprietario sapeva dove si trovata e andava a riprenderselo…
-… ma era cattivo, e non potevano farlo succedere!
Sempre più perplessa, chiede cofnerme: “E allora?”
-E allora sono andati in lungo in largo, con questo anello magico legato ad una collana, a cercare un posto dove romperlo.
-Pensa che gli dispiaceva pure non poterselo mettere, non resisteva più, questo tato!
-E poi ha dovuto bruciarlo, che peccato… e invece tu non lo vuoi tenere più il tuo bellissimo anello?
Lo guarda, ci pensa, poi risponde.
“No.”
 
-Ma come, nonti ha impressionato la storia del tato che fa tutta quella fatica per portare l’anello e poi lo deve bruciare?
 
“Eeeehh… no. Andiamo al parco?”
 
Ah, ok.
Frodo, bisogna che ti dai da fare per crescere dei degni allievi in caso di un nuovo anello. Noi abbiamo fallito.
frodo-clams-the-ring

Top 10 giochi educativi montessoriani 0 – 6 per regali di Natale intelligenti

29 Nov Bimbi intelligenti e giochi montessori per Natale

Mamma single

Da quando sono una mamma single ho cambiato un pochino modo di fare nella relazione tra la casa e Camilla; le regole educative sono sempre le stesse decise con papà Simone, ma nostra figlia cresce e io sono sola in casa e quindi ho dovuto giocare alcune carte sul comportamento.

Come dice il comico Louis C.K., il genitore è l’unico lavoro e che non puoi mollare lì. “Ah, io me ne vado! Non voglio neanche l’ultima busta paga, mi licenzio!” No, non puoi farlo! Sei fregato 🙂  Ci sono giorni in cui hai le spalle al muro e pensi: “Ho creato io questo essere umano in miniatura? Non posso fare cazzate, non posso mollare, non deve diventare una teppista!”
E ti ci metti con tutta l’anima, senza urlare, ripetendo le cose 27 volte, intonando mantra mentali, facendo rispettare regole e lasciando che l’autonomia di tuo figlio diventi stabile.

Quando si è single però ci sono giorni in cui la voce finisce e si risponde con i monosillabi, a volte si lascia sgarrare una regola perché non si ha la forza di tener loro testa;  per far da mangiare invece di avere una trottola impazzita per la cucina che rischia di ustionarsi le lascio guardare 15 minuti in più di cartoni. Perché non c’è nessuno che mi dà il cambio, o che risponde con me o che lotta al mio fianco contro i soprusi di una 4enne.

E a volte il senso di colpa (e bada, è un sentimento di responsabilità e il desiderio di riparare al danno causato, anche se presunto) cresce perché mi sembra di non donare mai abbastanza tempo alla mia bimba, mentre corro tra le cose di casa, un pasto nutriente e una commissione da fare al volo con lei invece che giocare con lei.

Con questo Natale, allora, vorrei farci un regalo; un pretesto per le coccole tra mamma e figlia. Giochi educativi che riescano a  farci stare insieme, ridendo sul divano, giocando e imparando la vita. Non solo giochi materiali, ma anche  esperienze e momenti condivisi, che spero le rimangano nel cuore e la crescano forte e felice. Così, sto spulciando su internet alla ricerca di giochi di legno formativi, in stile Maria Montessori, e attività da fare insieme.

Giochi montessoriani

Per i più piccoli (1-2 anni) trovo molto interessante anche la scatola sensoriale termica, per allenare il senso tattile e capire la sensazione di più caldo o più freddo. La trovate con quattro coppie di materiali diversi;  su Pinterest non ho trovato DIY termici ma ci sono tantissime tavole sensoriali multiattività per bimbi piccoli, come questa. Unica pecca: sono da costruire da soli 🙂

Quando Camilla aveva quasi 2 anni ha ricevuto in regalo il gioco dell’acquario con i pesciolini calamitati. Una versione elegante del gioco della pesca, dove i bimbi con la canna attirano i pesci con la calamita/amo, un modo per giocare con tutta la famiglia e imparare l’arte della pazienza perché l’attrazione magnetica è forte ma la calamita è piccola, e del rispetto del proprio turno, perché si gioca tutti insieme! In più lo spazio delimitato dalle pareti dell’acquario in legno non fanno volare i pesci sotto il divano rischiando di perdere tutti i pezzi del gioco.

La scorsa settimana invece abbiamo preso al Lidl una collana con i ciondoli in legno e Camilla ha imparato a fare i nodi con il laccio per poterla mettere al collo. Eravamo in cucina mentre giocavamo e io le ho detto che sono molto orgogliosa di lei e della pazienza che ha avuto nel provare. Avrà recepito? Non lo so, intanto continuo a mandare messaggi positivi! Per sviluppare l’abilità dei nodi c’è la tavoletta di legno apposita “allacciare le scarpe“, oppure la tavoletta delle attività motorie fini come allacciare la zip, i bottoni, i nodi e le clip.

Per i bimbi in attività prescolare (4 – 6 anni) invece impazzisco per i giochi che insegnano a contare: questo set con i numeri e i bastoncini colorati mi piace perché i bimbi imparano sia il pensiero logico-matematico che l’associazione del numero astratto al segno grafico. E poi quando ci si stufa di contare, con i bastoncini si possono fare i disegni bidimensionali sul pavimento 😀

A proposito di disegni, costruzioni e lego, il papà di Cami ha preso due giochi geniali secondo me: uno è il domino, che usano per fare le file o le costruzioni (quello nel link ha  i pezzi colorati!) e con il quale allenano motricità fine e la resistenza allo sconforto quando si distrugge la costruzione prima della fine; l’altro è il geomag, le barrette magnetiche con le sfere per fare gli angoli. Non è Montessoriano ma con questo gioco mentre si costruisce si impara il concetto di gravità, tridimensionalità, peso e equilibrio. Poi rotolano tutte le sfere in giro per casa ma per un po’ ci si diverte.

Al numero 1 della lista dei regali di Natale che farò a Cami però c’è una lavagnetta magnetica creastorie che la affascina da tantissimo tempo: questa lavagnetta è geniale perché permette di avere diversi giochi in un solo stumento (disegno, calamite, lettere e numeri, pennarelli…)  in modo da poter giocare in autonomia per un tempo abbastanza alto senza il mio intervento. Utilissimo durante l’attesa nelle file o al ristorante.  Secondo me è anche un ottimo esercizio per allenare l’ordine. Se i pezzi del gioco non si mettono a posto si rischia di perderli e non poterci più giocare. Questo è il regalo che da mamma chiederò a Babbo Natale per la Cami (tanto lei ha chiesto che le venissero gonfiate le gomme della biciclettina, per cui siamo a posto).

E alla sera, quando siamo sfinite, e vogliamo infilarci sotto il plaid del divano e svenire, bisogna mettere a posto. Ma la Montessori dice di renderli indipendenti, ordine incluso! Con l’anno nuovo vorrei prendere a Camilla un bel letto che possa sistemare da sola, e degli altri cestoni porta oggetti per dividere e mettere in ordine i giochi per categoria con delle etichettone disegnate da lei. (lego, bambole, pasta modellabile, cose da disegno ecc.). Mi sono già inamorata dei contenitori Legoma per l’organizzazione della camerà dovrò pensarci un’altra volta 😀

Ce la farà questa mamma a crescere un essere umano senza fare troppi danni?
Tu come fai a fare tutto?

Intercalari

13 Dic Spider-man Marvel

Quando un bambino inizia lo sviluppo del linguaggio, l’intercalare è una delle ultime cose che apprende. Stasera al ristorante, Camilla ne ha appreso appieno l’uso.

Dopo una spaghettata di riso con frutti di mare le abbiamo concesso il potere di internet e di youtube. Mentre guardava i supereroi della Marvel  (Spiderman in particolare, che “è fortissimo, e può volare in aaaalto altissimo e sconfigge le persone arrabbiate con la sua rete”) le abbiamo fatto notare che soltanto i supereroi possono fare certe cose. Vivono in un mondo diverso e solo loro possono volare, arrampicarsi sui muri, picchiare le persone.

Spider-man Marvel

The amazing Spider-man Marvel

Al che Camilla inizia a gurdarci e, alzando il dito indice del mano destra, lo scuote  piano piano predicando: “Eh no,  non si lanciano le cose, non si vola, non si picchia nessuno e non si danno le patacche, CAZZO!”

E torna a guardare il monitor dove Spiderman cattura i cattivi con le ragnatele.

Simone sbianca, io inizio a ridere compulsivamente in silenzio per non farle capire che la cosa mi sta alquanto divertendo (o inorridendo, devo ancora capirlo). Alessandro, nostro carissimo amico, ci fa notare che effettivamente ha usato il sostantivo con l’intenzione giusta. Perfetta.

E niente, l’iscriverò alla scuola di scrittura di Umberto Eco, oppure a quella dei piccoli attori drammatici.

Nota a margine: quand’è che tutto il mio sforzo nell’essere una persona organizzata, attenta, sempre vigile (perdendo quasi il senno, a volte) per riuscire a fare rispettare regole e metodi… è diventato inutile?

Quando ha imparato a dire “cazzo”? :O

Come (fare) Quando Fuori Piove

18 Feb

Dalle mie parti, quando si insegna a un bambino a giocare a scala 40 o Machiavelli si dice sempre “Come Quando Fuori Piove” per far ricordare l’ordine dei segni quando si cambiano i jolly o le altre carte con un segno che è sul tavolo: Come è Cuore, Quando è Quadri, Fuori è Fiori e Piove è Picche.

Ora con la piccola pera ci stiamo addentrando nel mondo del memory, per le scale, scope e briscole è ancora troppo piccola ma quando fuori piove -o nevica, o tuona, o in casa abbiamo tutti la febbre alta- bisogna trovare dei diversivi attraenti più della televisione per passare giornate e giornate chiusi in casa.

Lo dico da esperta, perché abbiamo fatto un gennaio pieno di catarro, termometri e tachipirina, e giusto in questi giorni la neve dalle nostre parti ha sotterrato le scale, blindato i portoni e nascosto le auto. Altro che “cucù!”. Avevamo bisogno di inventarci qualcosa.

Cosa fare quindi con una bambina di due anni quando si deve rimanere in casa?

1. Facciamo finta che…

La prima attività a cui ci siamo dedicate è stato far da mangiare: abbiamo prodotto una buonissima torta al cioccolato (senza uova e senza lattosio). Per i bambini dai due ai tre anni interpretare dei ruoli è molto importante, così come è importante e istintivo copiare ciò che la famiglia fa o dice per apprendere come si vive. Insegnare il gioco del cucinare per me è molto divertente perché mi riporta indietro negli anni quando ero io la piccola attrice, e poi vedo la pera impegnarsi e riuscire ed essere soddisfatta per avermi aiutato e questo non ha prezzo.

cucinare una torta al cioccolato con i figli

Se non si ha voglia di fare disordine in cucina comunque i piccoli giochi d’interpretazione possono essere ricreati in qualsiasi ambiente: potete allestire un supermercato per giocare a fare la spesa con un cestino e dei ritagli del giornalino delle offerte del negozio come i prodotti veri; le poste saranno un tavolino, fogli, buste e timbri, con la fila dell’attesa e magari qualche lettera da spedire agli amichetti e cosi via… Date spazio alla fantasia!

2. I giochi manuali

Dopo il “facciamo finta che” abbiamo fatto un po’ di lavori manuali: i Lego Duplo -quelli soliti un po’ più grandi dei soliti lego e con colori anche più vari- ci piacciono molto e costruiamo molte torri e animali fantastici per lo più. Questo è un gioco che Camilla apprezza sia stando da sola che con noi; a me piace lasciarla fare perché impara l’autonomia e il “sapersi bastare” ma spesso io e papà troviamo sempre un ritaglio di tempo per intrufolarci perché diciamolo: i Lego piacciono anche a noi! 😀

costruzione di lego duplo per giocare

A Camilla piacciono anche giochi in cui impila le cose -libri e dvd in primis, gli album con gli adesivi stacca attacca e anche i puzzle molto molto facili (abbiamo una scatola della Django con quattro puzzle fatti rispettivamente di due, tre, ancora tre e quattro pezzi. Lei impara da sola la difficoltà e piano piano aumenta il livello di manualità nel comporre il pezzo).

3. Attività fisica

Quando abbiamo bisogno di fare attività fisica e siamo in forma ma fuori proprio non si può andare ci piace ballare e fare musica! Qui da mia suocera (la nostra postazione momentanea) abbiamo in circolazione per casa due cd che vanno in loop: uno di Raul Casadei e il primo album degli Aqua. Due generi molto diversi che si adattano bene ai diversi stati d’animo della giornata ma, è molto difficile proporre qualcosa di nuovo. Poteva andare peggio in effetti, anche se Raul Canta “La voglio verginella” e gli Aqua propongono “I’m a Barbie Girl”… nostra figlia poteva innamorarsi di un album di Marilyn Manson o diventare fan di qualche cantautore hipster, chessò. 😀
Comunqe ci appassioniamo molto e creiamo dei veri e propri passi di danza moderna, a volte facciamo dei musical, a volte seguiamo la musica con tamburelli, flauto e pentolini, a volte mi rifugio sul divano e lascio fare il lavoro sporco alle nonne perché io non ho tutta quella energia.

Un’altro tipo di attvità fisica che mi sono inventata con quello che avevo in casa è la percorso di psicomotricità. Praticamente ho messo insieme dei pezzi di giochi per costruire un percorso ad ostacoli in cui la pera può scavallare liberamente o seguire le mie istruzioni vocali. Non ho nessuna nozione tecnico-scientifica, nel costruirla vado ad ingegno con quello che mi capita sotto tiro: ho un ricordo vividissimo dei miei primi giorni di asilo nido in cui facevamo la “danza del serpente” seguendo un percorso di questo tipo e in cui io ero ovviamente intrippatissma. Si sa i genitori tendono sempre a replicare le proprie passioni per insegnarle ai figli.

insegnare psicomotricità ai figli in casa

Qui ne avevo costruita una usando la montagna di libri come una scala, da cui saltare, le ciabatte erano da schiacciare una volta con il piede sinistro e una con il destro, la pista del trenino di IKEA era sfruttata come cerchi in cui saltare dentro; poi un giro intorno all matrioska e tutto da capo!

4. creatività e colori

Se sono io ad essere k.o. lascio che la pera si intrippi con pennarelli, fogli e matite. Ogni giorno che passa diventa sempre più brava e mantiene sempre di più il controllo del movimento mentre colora (mother’s proud mode:on). Quando era più piccola preferiva fare disegno libero, ora si è abituta ai libri da colorare che le regaliamo (ammazza ma quanto costano?!) e sta delle mezz’ore a passare il pennarello dentro le righe – anche se di solito  la figura che viene colorata è monocromatica 😀

Una volta quando Camilla aveva la sesta malattia ho trovato in edicola questo super poster della Peppa da colorare che era più grande di lei; ci è servito parecchio come metodo di distrazione, ed è durato settimane intere anche dopo la malattia. Lo stesso effetto si può ottenere stampando tanti disegni personaggi dei cartoni sui fogli A4 e poi attaccandoli l’uno alll’altro con dello scotch, sul retro.

5. Leggere, leggere, leggere

Leggiamo spesso e un sacco di cose varie. I libri che le leggevamo quando aveva 18-24 mesi ora li sa a memoria e li legge lei a noi: sono di quelli un po’ più facili, senza troppe parole e lei ricorda il significato attraverso le figure; ora qui abbiamo tutta la biblioteca Disney che apparteneva al papà e alla zia e leggiamo storie come “la giornata nera di Paperino” dove tutti sono tristi e “Pippo e l’amicizia” dove Pippo scambia la mucca della vicina per mangiare dal fornaio (ma state tranquilli, lei non si offende). Sono storie scritte probabilmente durante un trip allucinogeno ma è un momento di routine molto tenero dove ci rilassiamo tutti e tre.

camilla mentre legge il libro dal titolo "io sono acqua"

6. Il tuo contributo

Quali sono secondo te le attività più divertenti da fare in casa? Ogni genitore ha il suo modo di intrattenere i propri figli, e questi sono i miei spunti per sopravvivere ad una giornata di pioggia.

Invece quali sono i tuoi? Che attività fai in casa con il tuo bimbo?

 

No piace

1 Ott

Breaking news

Vi scrivo velocemente dall’applicazione WordPress del telefono per dirvi che sì, con un ritardo di una settimana precisa, anche Camilla è entrata nel famigerato periodo dei Terribles two.

Me ne sono accorta ieri mattina, tra una merenda e un gioco ci siamo preparate per fare un giro in bicicletta (che è la cosa più figa da poter fare fuori, per Cami, in questo periodo).
As usual le spiego cosa stiamo per fare, la prendo per metterla sul fasciatoio e tac: iniziano le grida disperate manco la stessi mettendo su un tavolo di laboratorio per usarla come cavia. Mentre la mia mascella cadeva inesorabilmente per terra dallo stupore e dalla paura di dover passare il resto della mia vita tra queste urla inspiegabili, mi sono resa conto che spiegarle che per uscire bisognava togliersi il pigiama e mettere la maglietta pulita ha solo peggiorato la situazione, perché è in questo momento che ha iniziato a dire “no no no no NO NOOO! No piace!”.

No piace? Non ti piace?

Spiegami cara figlia mia, da quando hai sviluppato un’autonomia tale da decidere che un oggetto non è nei parametri dei tuoi canoni estetici? E se poi decidi che no, anche l’acqua no piace, allora mi metto i tappi nelle orecchie, mi rimbocco le maniche e penso che sarà un bel gran lungo periodo.

Che in questi casi, non so come si fa. Ho provato a farle scegliere la maglietta tra tre possibilità, l’ho lasciata sfogare per casa scaraventando il palloncino a destra e a manca, ma poi ho pensato che è ancora troppo piccola per farla diventare una punk anarchica che gira per casa sbraitando.

Le ho infilato una maglietta a caso e siamo uscite.

E tu come hai affrontato questo periodo? Hai suggerimenti? Un razzo s.o.s.? Camera di isolamento (per me) ce ne sono ancora? 🙂

Teoria dell’evoluzione nella cittadina di Colorno

9 Apr

A tutti piace giudicare. C’è chi ne è consapevole, chi lo fa con gusto, chi con cattiveria, chi da ubriaco e chi in buona fede. Tutti lo facciamo. Donne, uomini. Anche i bambini, lo fanno! Io sono sempre stata della schiera “sono una persona buona e certe cose non le faccio” ma in realtà in questi ultimi mesi mi sto ricredendo su un sacco di cose che pensavo vere di me e non lo sono.

Non sono stupida

Non sono mongola

Non sono ingenua

Sono protettiva

Sono sorridente

Sono rompiballe

Sono amorevole

Sono metodica (per certe cose)

E sì. Sono giudicante.

Ci pensavo oggi mentre tornavo a casa dal parco. Io e Cami siamo state lì metà pomeriggio, e ora che c’è la bella stagione ci andiamo quasi tutti i giorni. E come tutti i giorni sono arrivata, ho percorso la stradina di mattoncini a forma di papillon, e mentre costeggiavo l’aiuola invasa dalle api -maledette- ho iniziato a scrutare il parco. Non cercavo vecchietti maniaci o uomini di colore pronti a rapire mia figlia. Scrutavo LORO. Le altre mamme.

Camilla al parco giochi di Colorno

Le altre mamme del parco di Colorno le ho suddivise per categoria. Le Mamme Straniere occupano una delle uniche due panchine all’ombra di tutto il parco, usano i passggini abbandonati dei loro figli come poggiapiedi e parlano in una lingua arcaica (che ho scoperto oggi essere greco) ai loro figli/nipoti. le ragazze della famiglia hanno i capelli tosati quasi a zero (non so perché), compresa la piccola bimba con cui oggi Camilla giocava. Ho interagito, l’ho sorretta per non farla cadere, mi ha sorriso, proprio simpatica. Così quando sua sorella è venuta a prendere la piccola ho provato a chiederle quanti mesi avesse -si inizia così un discorso tra possessori di bambini, vero?- e sua madre le ha urlato in greco cose che come reazione l’hanno fatta allontanare di fretta con la bimba a penzoloni. Se ve lo state chiedendo, no: non puzzavo.

La Mamma Borghigiana, è altrettanto curiosa da osservare: affacciata al balcone della sua casa, fa giocare il figlio lì fuori per un tempo indeterminato, con il bel tempo. Per lo più osserva il susseguirsi degli eventi del suo quartiere da una comoda sdraietta bianca, e quando non fuma urla ala figlia di non fare niente (e per niente intendo tutto). Spesso parla con altre mamme borghigiane del figlio presente nominandolo in terza persona (“Ah… lui/lei…”) ed elencando tutti i difetti che ha. Oggi per esempio la tipica conversazione tra una coppia di mamme borghigiane riguardava il tipo di alimentazione della propria prole: “Ah, non vuole ne il formaggio, ne lo yogurt, ne il latte! Allora io gli ho detto <non mi interessa! almeno uno lo devi mangiare, ti devo guardare, non ci credo che mangi la mozzarella all’asilo!>”.

C’è poi la categoria Mamma Ansiosa, quella che veste la figlia nei primi giorni di primavera come se dovese partire per una missione segreta nel corpo dei Marines: berretto da pescatore color fieno per respingere il calore del sole legato con il doppio fiocco sotto il mento, occhiali da sole coprenti con elastico salva caduta; burrocacao sulle labbra e crema solare sulle guance; sciarpina di cotone per il vento (quella ce l’ho anche io), maglietta a mezze maniche con camicia sbottonata (ma a maniche lunghe e con il colletto alto) sopra; pinocchietti mimetici, calzettoni di spugna; scarpe simil antinfortunistica e… zainetto per entrambe contenente chissà quali misteri che neanche Mary Poppins riesce a spiegarsi. La suddetta mamma giustificava le ire della figlia scontenta quando i bambini che giocavano con lei non le passavano la palla (e se non lo sapete, MAI  giustificare un bambino per i suoi capricci, cadrete in un baratro senza fine).

Oggi mi sono imbattuta in queste tipologie. Chissà loro cosa hanno visto in me, quando sono avanzata nel parco. Osservo e giudico perché non sono all’interno della loro contesto sociale. Sono nuova, non mi conoscono. Ma questo non vuol dire che per loro io sia indifferente. Il giudizio è reciproco. Le mamme guardano sempre con sospetto quello che le altre fanno o non fanno, sopratutto se le azioni non rientrano nei canoni dell’educazione scelta per i propri figli.

Siamo animali insicuri, che annusano l’aria in cerca di qualche pericolo. Quando accenno all’autosvezzamento, per esempio, gli altri mi guardano come se stessi sacrificando mia figlia al Dio del digiuno forzato. Siamo animali spaventati, pensiamo che qualsiasi persona arrivi e possa compromettere il lavoro fatto in mesi o anni di educazione.

E forse non è così? Ma alla fine è evoluzione.

 

 

Ciao a tutti, abbiamo la febbre.

31 Mar

Ieri ho fatto quello che fa ogni pessima madre. Ho fatto prendere la febbre a mia figlia.

Cause astrali potrebbero volere dare la colpa a clima, raffreddore, “cose”… ma io so che è stata colpa mia. Di ritorno dalla passeggiata le ho fatto bere l’acqua dalla bottiglietta, si è bagnata tutta maglietta e body e poi si è addormentata bellamente fino a casa. Mi chiedo ancora perché ho cambiato rotta nel mio modo di fare (tipo chiamiamo un taxi-facciamoci prestare un phon-copriamola con una tuta spaziale fino al ritorno a casa) ma insomma, questa paciocs ora la febbre ce l’ha.

Ieri sera è andata a letto con 38.2 e ha raggiunto il picco di 38.8 di notte. Nel mentre si succedevno gare di wrestling tra me e simone per decidere se come quando e quanta tachipirina dare, come vestire camilla, se coprirla. Momenti di panico.

Non pensavo di essere quel tpo di mamma “oh mio dio mia figlia ha la febbre sta morendo”. Ma evidentemente devo ancora fare il rodaggio con le prime malattie. Ho il terrore del primo anno di asilo nido D:

Stamattina abbiamo sonnecchiato con una stufetta nel letto e adesso le stiamo concedendo addirittura 30 minuti di peppa pig. Nel mentre camilla si misura la febbre accendendo il termomentro e mettendolo nel polsino della maglietta. Cosa fa la tenerezza.

Questa è la faccina di una bimba con 37.8 di febbre:

cami con febbre

guanciotte di una pera con la febbre

La pacioccosità rimane, vero?

Auguri Papà Simone!

19 Mar

Ciao, sono Camilla e disegno bigliettini e biglietti da visita per la festa del mio papà.

Immagine

Stamattina io e la mamma abbiamo anche cantato “tanti auguri a te” versione festa del papà, ma è saltato fuori solo un adorabile “ta da da daaaa! ta da da da da!” sempre in armonia con la melodia originale, sia chiaro; sono una che ci tiene alle canzoni.

La seconda festa del papà della mia vita è molto più figa della prima, perché cammino, posso chiamare il mio papà, rido e abbraccio di proposito quando voglio dimostrare affetto. Per il papà è tutto molto bello (anche se non vede l’ora che io parli ma per adesso va bene così, mi capite e io dico solo “shi” oppure “no”).

Ciao papà, adesso devo andare ad arampicarmi sul cubo con una forbice in mano.

Ti voglio bene, shi shi. ❤

cronache di una settimana dalla nonna

22 Feb

Ebbene sì, abbiamo ceduto alle fatiche dell’essere genitori. Rido in faccia a chi pensa che fare un bambino sia facile perché “la mamma tanto resta a casa a far niente” e il papà “tanto lavora ed è tutto come prima”. Eh, no. Cari miei, vi sbagliate e di brutto.

Per un motivo o per l’altro non abbiamo un aiuto costante in casa (niente nonni che badano alla bimba – donna delle pulizie – casa domotica o scorte di red bull o guaranà in dispensa) e stavamo giusto giusto sentendo il bisogno di una vacanza per staccare la spina. Quindi ci siamo concessi una settimana a casa di mia suocera. La scusa ufficiale comprendeva visite mediche – giornate di lavoro a Milano – compleanni e san valentini. In realtà un buon 80% era dato dalla stanchezza e dalla possibilità di dormire un po’ di più al mattino. Camilla è brava, “dorme?” ci chiedono tutti, e noi rispondiamo “Si, certo, tutta la notte” e quindi ci sentiamo dore “Che fortunati!”. In realtà siamo un po’ scemi: andiamo a letto tardi e poi la mattina alle sette quando la sveglia sorridente “mmmmmmmama!” “papààààààà!” ci chiama, noi assomigliamo molto agli zombie di the walking dead.

Siamo stati a Salsomaggiore una settimana precisa precisa, e in questo lasso di tempo abbiamo imparato che:

  • la mattina non sempre vogliamo il latte (che sia articifiale o di riso) soprattutto se non ci sono mamma o papà;
  • ci piace togliere i cd dal porta cd, romperli un po’ e poi rimetterli al proprio posto (perché è giusto essere ordinati);
  • la scarpa sinistra va nel piede sinistro, ma a volte anche in quello destro;
  • la palla delle principesse va lanciata con le mani e con i piedi, ma soprattutto deve essere sorretta da un sonoro “DDDAI!”;
  • il tavolino a forma di sasso della nonna è un perfetto scivolo;
  • i fogli vanno lanciati per terra;

giochi dei bambini: fogli per terra

  • i pennarelli sono eccezionali per colorare, oltre che mani e gambe, anche pavimento e divano di pelle;
  • Peppa Pig e il Re Leone sono dentro la televisione e bisogna schiacciare il telecomando per vederli;
  • i braccialetti ci piacciono molto, sappiamo infilarne tanti in un braccio e poi vezzeggiarci davanti allo specchio;
  • i braccialetti di cui sopra si possono anche nascondere, ma poi non ci ricordiamo dove li abbiamo messi e scatta la lamentela;
  • le paperelle dello stagno di Salsomaggiore ci fanno impazzire, di più il cigno, ma ancora di più i galli che si arrampicano sugli alberi (ma poi non li troviamo più);

camilla e il cigno di salsomaggiore

  • ci sono un sacco di bambini che giocano di fianco alle terme (in piazza) ma a noi ci piace guardarli e al massimo rincorrerli e poi fermarci a debita distanza;
  • il carnevale ci piace -anche se non abbiamo idea di cosa sia- perché mamma e papà ridono quando mi mettono quella cintura che tintinna al mio zampettare lesto.

primo carnevale di camilla

La cosa bella è che dalla nonna si imparano un sacco di cose che non si imparerebbero qui a casa e a volte è giusto anche abbandonare certe barriere e certe ridigidà educative per fare esplorare a Cami un mondo diverso dal nostro (cosa che funziona perfettamente fino a quando non torni a casa e perdi tutti i ritmi sonno-veglia-routine e ci metti altrettanto tempo per recuperarli, ma questa è un’altra storia!)

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