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Dei tuoi 4 anni e delle cose che vorrei insegnarti

23 Set camilla ha un anno
4 anni fa stava facendo effetto l’ossitocina e sfanculavo i parenti della mia compagna di stanza che mi davano pacche sulle spalle facendomi gli auguri per il gesto eroico che non avevo ancora compiuto. Ma questo te l’ho già raccontato, qui sopra.

4 anni fa avevo le sopracciglia foltissime, 5 chilogrammi in meno e una paura tremenda di non potercela fare. Pensavo di non riuscire a partorire, di non riuscire a fare la mamma, di non poter più mangiare salume e sushi, di non essere una brava compagna.
Certe credenze poi si abbandonano a favore dei fatti.

Per esempio, sono tornata a mangiare sushi e torta fritta con salume!

 
4 anni fa sono diventata la tua buona mamma (im)perfetta che ti ha fatto nascere, da sola, pensa!

E se le  storie della nostra vita ci hanno messo alla prova e le strade dei tuoi genitori si sono separate, non vuol dire che ti vogliamo meno bene. Te ne vogliamo uguale, non troppo, non di più. Non sopperirò alla mancanza di una coppia con il mio troppo amore, ricordalo 🙂
 
Buon compleanno a te mia piccola grande Pera che sei in questo mondo da 4 anni, e te la stai cavando benissimo. Il mondo è pieno di brutture e di meraviglie, scoprirai presto che c’è qualcosa di magico in ogni angolo del nostro pianeta, qualcosa di buono in ogni scelta che facciamo, un’emozione speciale che ci può regalare ogni persona che incontriamo, se siamo così bravi da lasciare che il suo  cuore si metta a parlare.

Spero di riuscire ad insegnarti che tu sei solo tua e non mi appartieni -anzi, non appartieni a nessuno-, che condividere è un regalo anche per se stessi, che vincere non è fondamentale e che si può gioire anche delle vittorie degli altri.

Spero di donarti tutta la sicurezza di cui hai bisogno per imparare a non sentirti da sola anche se la sarai, per riuscire a rialzarti anche se nessuno tenderà la mano, ma sei così amorevole che non credo succederà mai.

Spero di insegnarti la forza per combattere le ingiustizie, per riuscire a difenderti anche quando qualcuno farà la voce grossa con te o con le persone a te care, per combattere il silenzio e raggiungere i tuoi obiettivi con lealtà.

E ricordati che ti voglio bene, “soprattutto” come dici tu, qualsiasi scelta tu decida di compiere.

Buon quarto compleanno, Camilla!

Intercalari

13 Dic Spider-man Marvel

Quando un bambino inizia lo sviluppo del linguaggio, l’intercalare è una delle ultime cose che apprende. Stasera al ristorante, Camilla ne ha appreso appieno l’uso.

Dopo una spaghettata di riso con frutti di mare le abbiamo concesso il potere di internet e di youtube. Mentre guardava i supereroi della Marvel  (Spiderman in particolare, che “è fortissimo, e può volare in aaaalto altissimo e sconfigge le persone arrabbiate con la sua rete”) le abbiamo fatto notare che soltanto i supereroi possono fare certe cose. Vivono in un mondo diverso e solo loro possono volare, arrampicarsi sui muri, picchiare le persone.

Spider-man Marvel

The amazing Spider-man Marvel

Al che Camilla inizia a gurdarci e, alzando il dito indice del mano destra, lo scuote  piano piano predicando: “Eh no,  non si lanciano le cose, non si vola, non si picchia nessuno e non si danno le patacche, CAZZO!”

E torna a guardare il monitor dove Spiderman cattura i cattivi con le ragnatele.

Simone sbianca, io inizio a ridere compulsivamente in silenzio per non farle capire che la cosa mi sta alquanto divertendo (o inorridendo, devo ancora capirlo). Alessandro, nostro carissimo amico, ci fa notare che effettivamente ha usato il sostantivo con l’intenzione giusta. Perfetta.

E niente, l’iscriverò alla scuola di scrittura di Umberto Eco, oppure a quella dei piccoli attori drammatici.

Nota a margine: quand’è che tutto il mio sforzo nell’essere una persona organizzata, attenta, sempre vigile (perdendo quasi il senno, a volte) per riuscire a fare rispettare regole e metodi… è diventato inutile?

Quando ha imparato a dire “cazzo”? :O

Almeno due giochi da fare con le figurine (provate al ristorante!)

24 Apr costruire libri per figurine con carta e pennarelli

La scorsa settimana ho fatto spesa da Tigotà con la piccola pera; mi piace fare la spesa con lei perché si diverte a portare il cestino e sceglie con criterio e diligenza i saponi da portare a casa, o le spillette da mettere nei capelli (mi dice “solo una, eh!“). É una routine che abbiamo da quando è nata, la spesa, e siamo sincronizzate molto bene. Ci divertiamo!

Durante il pagamento la commessa ha provato a fare amicizia con una Camilla non troppo convinta – lei diffida delle persone sconosciute troppo sorridenti o che la prendono in giro con le solite frasi d circostanza che si spicciolano ai bambini, socchiude occhi e labbra e le osserva in silenzio – e per “comprarla” le ha regalato un malloppone di figurine di Saponello, orsetto lavatore sconosciuto ai più, che dovrebbe fare da mascotte alla catena di profumeria.

Insomma a noi le figurine piacciono e siamo tornate a casa meno diffidenti, ma senza album il rischio del passaggio dalla borsa al cassonetto era molto alto.

Così mi sono inventata due giochi nuovi per poter utilizzare le figurine senza spreco, e soprattutto facendo attività che possano unire tutta la famiglia in un momento di ritrovo e di ascolto, cosa che apprezzo sempre molto e che spesso nella vita di tutti giorni é difficile da creare.

“Crea una storia sul momento”

(fondamentalmente la versione low cost del gioco da tavolo “C’era una volta”)

insegnare ai bambini a raccontare una storia con le figurine

Questo gioco con le figurine è facile da fare se si è seduti o si ha un piano sul quale appoggiarsi; perfetto se bisogna stare seduti, se si sta aspettando il cibo al ristorante o si attende alle poste. Sempre che ci siano sedie sulle quali sedersi. 😀

Regole“: in pratica si usano le figurine come se fossero parte di un mazzo di carte: si mescolano e si mette il mazzo a testa in giù sul tavolo, poi si inizia con “c’era una volta…“: si scopre una carta sul tavolo e si descrive l’immagine rappresentata; si passa il turno e chi sta a fianco gira la seconda carta sul tavolo, la appoggia in ordine temporale, e prosegue nel racconto della storia prendendo spunto da ciò che è stato raccontato prima dagli altri giocatori, e così via, all’infinito, fino a quando a detta di tutti si è finita la storia, o le carte o ci si stufa o è arrivata la pizza.

Si può fare con i bambini di tutte le età: se non parlano sarete voi a raccontare tante storie, lunghe o corte a seconda del grado di attenzione del bimbo; se invece parlano già creerete insieme a loro una favola personale. Ogni volta che si mischiano le carte la storia cambia! É un’ottimo metodo anche per riciclare le figurine doppie dei tanti personaggi che i bambini amano, per avere anche più protagonisti nella storia!

“Costruiamo un libro”

(finalmente posso utilizzare le tecniche apprese durante la visione accanita e reiterata di art attack)

costruire libri per figurine con carta e pennarelli

Questo prgetto è ideale quando non puoi uscire, quando hai dei tempi morti in casa, quando hai voglia di usare le mani e la creatività e di sporcare con pennarelli e tempere; è un’attività da fare quando si è in tuta da casa tutto il giorno, quando si è ammalati (come me quando l’ho fatto) e quando vuoi spegnere la tv.

Qui avevamo poche carte a disposizione, molti doppioni e bambini confusi nelle immagini: un disastro! Allora mi sono procurata dei fogli di carta A4 , li ho piegati a metà, ho fatto due buchi al centro (con matita appuntita e gomma dall’altra parte del foglio: Muciaccia saresti fiero di me!) e ho rilegato otto pagine di questo libro fai-da-te con un elastico trovato in un cassetto.

Non sapevo bene cosa farmene, di questo librettino; Camilla di Zelda was a writer mi avrebbe insgnato a farne una zine. Sapevo che volevo usarlo con le figurine, e sapevo che le figurine potevano incollarsi (eureka!). Mentre costruivo con Camilla (la mia bimba, non la blogger!) guardavamo le immagini e descrivendole ci siamo accorte che c’erano molti bambini a cui era successo qualcosa: così ho deciso di trasformare le prime due pagine del libro in una raccolta delle espressioni “felici” e “tristi”: lei ha disegnato le faccine tristi e felici in ogni pagina, insieme abbiamo capito quale bambino andava nelle rispettive categorie, e soprattutto il perché (è così importante spiegare il motivo delle cose) e lei ha incollato l’espressione nella pagina del sentimento giusto.

Abbiamo formato due belle categorie, e con le poche figurine rimaste abbiamo costruito un’altra storia. Questa però è stata decisa, siamo diventate delle vere scrittrici. Usando le figurine che ci rimanevano, le abbiamo posizionate, scartate, spostate e poi riprese fino a quando non eravamo contente del risultato ottenuto. Poi le ho raccontato la storia. Quando è andata a letto ho scritto con una pessima grafia la storia, in modo da tenerla impressa, e ogni tanto la rileggiamo. La nostra prima storia scritta!

il nostro libro delle figurine

Alcuni scatti del nostro libro delle figurine

Il quaderno non è ancora completo, e mi inventerò dei nuovi esercizi per finirlo: potrei aggiungere esercizi sul tempo meteo, l’ora, le stagioni…. che ne dite?

 

Il ciuccio: storia di un addio

4 Apr

Questo é quello che é successo a me oggi, in una burrascosa giornata di festività pre-pasquale.
Ero nel letto come mio solito a quell’ora, aspettavo che la piccola bimba avesse bisogno di me per addormentarsi nel pisolino del pomeriggio. É sempre stata solare e sorridente, Camilla. Dorme volentieri e raramente si sveglia piangendo ( forse a volte perché ha sete o ancora troppo sonno).

Quando era più piccola le coccole erano un po’ di più e mi portava a spasso nelle sue avventure casalinghe facendomi esplorare ogni angolo delle sue scoperte; mano a mano che cresceva però ha imparato a bastarsi da sola, sotto uno sguardo vigile certo, ma tenendomi a debita distanza. Ovviamente quando cadeva e si faceva male allungava sempre la manina per cercarmi ed io c’ero sempre. Però ha imparato anche a consolarsi da sola, ed io con lei ho imparato  a farmi da parte, ad esserci solo nel momento del bisogno.

Come dicevo, oggi ero nel letto e quel che é successo é stato come un fulmine a ciel sereno: ero rotto. Il mio silicone trasparente e morbido era bucato, probabilmente frutto di un canino appuntito in opera durante i risvegli silenziosi pieni di pensieri di Camilla.

Oggi io, ciuccio Avent, mi sono rotto.  Dopo una lunga e onorata carriera ero sulla soglia del prepensionamento ma non ce l’ho fatta. Ero l’ultimo della mia specie in casa e abbiamo deciso tutti insieme che era ora me ne andassi nel cestino della spazzatura, per sempre.

Il terrore che serpeggiava negli occhi della mamma – quanto é vero che certi oggetti sono dei palliativi più per i genitori che per i figli? – era maggiore della tristezza malinconica di Camilla, che salutava un amico che se ne andava per sempre, come i cugini hobbit salutavano Frodo mentre salpava per l’aldilà.

Ma c’è sempre un amico speciale che rimane, Dudù,  l’orsetto verde (liberamente ispirato all’orsetto di Piero, amico di Calimero) da coccolare durante la nanna.

Non ti preoccupare, Camilla, lui é di pezza, non si romperà poi così presto come me. Ed oggi un ultima volta ho vegliato da lontano il tuo dormire leggero, anche senza di me. sei diventata grande ed ora io me ne andrò. Addio, amica!

Come (fare) Quando Fuori Piove

18 Feb

Dalle mie parti, quando si insegna a un bambino a giocare a scala 40 o Machiavelli si dice sempre “Come Quando Fuori Piove” per far ricordare l’ordine dei segni quando si cambiano i jolly o le altre carte con un segno che è sul tavolo: Come è Cuore, Quando è Quadri, Fuori è Fiori e Piove è Picche.

Ora con la piccola pera ci stiamo addentrando nel mondo del memory, per le scale, scope e briscole è ancora troppo piccola ma quando fuori piove -o nevica, o tuona, o in casa abbiamo tutti la febbre alta- bisogna trovare dei diversivi attraenti più della televisione per passare giornate e giornate chiusi in casa.

Lo dico da esperta, perché abbiamo fatto un gennaio pieno di catarro, termometri e tachipirina, e giusto in questi giorni la neve dalle nostre parti ha sotterrato le scale, blindato i portoni e nascosto le auto. Altro che “cucù!”. Avevamo bisogno di inventarci qualcosa.

Cosa fare quindi con una bambina di due anni quando si deve rimanere in casa?

1. Facciamo finta che…

La prima attività a cui ci siamo dedicate è stato far da mangiare: abbiamo prodotto una buonissima torta al cioccolato (senza uova e senza lattosio). Per i bambini dai due ai tre anni interpretare dei ruoli è molto importante, così come è importante e istintivo copiare ciò che la famiglia fa o dice per apprendere come si vive. Insegnare il gioco del cucinare per me è molto divertente perché mi riporta indietro negli anni quando ero io la piccola attrice, e poi vedo la pera impegnarsi e riuscire ed essere soddisfatta per avermi aiutato e questo non ha prezzo.

cucinare una torta al cioccolato con i figli

Se non si ha voglia di fare disordine in cucina comunque i piccoli giochi d’interpretazione possono essere ricreati in qualsiasi ambiente: potete allestire un supermercato per giocare a fare la spesa con un cestino e dei ritagli del giornalino delle offerte del negozio come i prodotti veri; le poste saranno un tavolino, fogli, buste e timbri, con la fila dell’attesa e magari qualche lettera da spedire agli amichetti e cosi via… Date spazio alla fantasia!

2. I giochi manuali

Dopo il “facciamo finta che” abbiamo fatto un po’ di lavori manuali: i Lego Duplo -quelli soliti un po’ più grandi dei soliti lego e con colori anche più vari- ci piacciono molto e costruiamo molte torri e animali fantastici per lo più. Questo è un gioco che Camilla apprezza sia stando da sola che con noi; a me piace lasciarla fare perché impara l’autonomia e il “sapersi bastare” ma spesso io e papà troviamo sempre un ritaglio di tempo per intrufolarci perché diciamolo: i Lego piacciono anche a noi! 😀

costruzione di lego duplo per giocare

A Camilla piacciono anche giochi in cui impila le cose -libri e dvd in primis, gli album con gli adesivi stacca attacca e anche i puzzle molto molto facili (abbiamo una scatola della Django con quattro puzzle fatti rispettivamente di due, tre, ancora tre e quattro pezzi. Lei impara da sola la difficoltà e piano piano aumenta il livello di manualità nel comporre il pezzo).

3. Attività fisica

Quando abbiamo bisogno di fare attività fisica e siamo in forma ma fuori proprio non si può andare ci piace ballare e fare musica! Qui da mia suocera (la nostra postazione momentanea) abbiamo in circolazione per casa due cd che vanno in loop: uno di Raul Casadei e il primo album degli Aqua. Due generi molto diversi che si adattano bene ai diversi stati d’animo della giornata ma, è molto difficile proporre qualcosa di nuovo. Poteva andare peggio in effetti, anche se Raul Canta “La voglio verginella” e gli Aqua propongono “I’m a Barbie Girl”… nostra figlia poteva innamorarsi di un album di Marilyn Manson o diventare fan di qualche cantautore hipster, chessò. 😀
Comunqe ci appassioniamo molto e creiamo dei veri e propri passi di danza moderna, a volte facciamo dei musical, a volte seguiamo la musica con tamburelli, flauto e pentolini, a volte mi rifugio sul divano e lascio fare il lavoro sporco alle nonne perché io non ho tutta quella energia.

Un’altro tipo di attvità fisica che mi sono inventata con quello che avevo in casa è la percorso di psicomotricità. Praticamente ho messo insieme dei pezzi di giochi per costruire un percorso ad ostacoli in cui la pera può scavallare liberamente o seguire le mie istruzioni vocali. Non ho nessuna nozione tecnico-scientifica, nel costruirla vado ad ingegno con quello che mi capita sotto tiro: ho un ricordo vividissimo dei miei primi giorni di asilo nido in cui facevamo la “danza del serpente” seguendo un percorso di questo tipo e in cui io ero ovviamente intrippatissma. Si sa i genitori tendono sempre a replicare le proprie passioni per insegnarle ai figli.

insegnare psicomotricità ai figli in casa

Qui ne avevo costruita una usando la montagna di libri come una scala, da cui saltare, le ciabatte erano da schiacciare una volta con il piede sinistro e una con il destro, la pista del trenino di IKEA era sfruttata come cerchi in cui saltare dentro; poi un giro intorno all matrioska e tutto da capo!

4. creatività e colori

Se sono io ad essere k.o. lascio che la pera si intrippi con pennarelli, fogli e matite. Ogni giorno che passa diventa sempre più brava e mantiene sempre di più il controllo del movimento mentre colora (mother’s proud mode:on). Quando era più piccola preferiva fare disegno libero, ora si è abituta ai libri da colorare che le regaliamo (ammazza ma quanto costano?!) e sta delle mezz’ore a passare il pennarello dentro le righe – anche se di solito  la figura che viene colorata è monocromatica 😀

Una volta quando Camilla aveva la sesta malattia ho trovato in edicola questo super poster della Peppa da colorare che era più grande di lei; ci è servito parecchio come metodo di distrazione, ed è durato settimane intere anche dopo la malattia. Lo stesso effetto si può ottenere stampando tanti disegni personaggi dei cartoni sui fogli A4 e poi attaccandoli l’uno alll’altro con dello scotch, sul retro.

5. Leggere, leggere, leggere

Leggiamo spesso e un sacco di cose varie. I libri che le leggevamo quando aveva 18-24 mesi ora li sa a memoria e li legge lei a noi: sono di quelli un po’ più facili, senza troppe parole e lei ricorda il significato attraverso le figure; ora qui abbiamo tutta la biblioteca Disney che apparteneva al papà e alla zia e leggiamo storie come “la giornata nera di Paperino” dove tutti sono tristi e “Pippo e l’amicizia” dove Pippo scambia la mucca della vicina per mangiare dal fornaio (ma state tranquilli, lei non si offende). Sono storie scritte probabilmente durante un trip allucinogeno ma è un momento di routine molto tenero dove ci rilassiamo tutti e tre.

camilla mentre legge il libro dal titolo "io sono acqua"

6. Il tuo contributo

Quali sono secondo te le attività più divertenti da fare in casa? Ogni genitore ha il suo modo di intrattenere i propri figli, e questi sono i miei spunti per sopravvivere ad una giornata di pioggia.

Invece quali sono i tuoi? Che attività fai in casa con il tuo bimbo?

 

No piace

1 Ott

Breaking news

Vi scrivo velocemente dall’applicazione WordPress del telefono per dirvi che sì, con un ritardo di una settimana precisa, anche Camilla è entrata nel famigerato periodo dei Terribles two.

Me ne sono accorta ieri mattina, tra una merenda e un gioco ci siamo preparate per fare un giro in bicicletta (che è la cosa più figa da poter fare fuori, per Cami, in questo periodo).
As usual le spiego cosa stiamo per fare, la prendo per metterla sul fasciatoio e tac: iniziano le grida disperate manco la stessi mettendo su un tavolo di laboratorio per usarla come cavia. Mentre la mia mascella cadeva inesorabilmente per terra dallo stupore e dalla paura di dover passare il resto della mia vita tra queste urla inspiegabili, mi sono resa conto che spiegarle che per uscire bisognava togliersi il pigiama e mettere la maglietta pulita ha solo peggiorato la situazione, perché è in questo momento che ha iniziato a dire “no no no no NO NOOO! No piace!”.

No piace? Non ti piace?

Spiegami cara figlia mia, da quando hai sviluppato un’autonomia tale da decidere che un oggetto non è nei parametri dei tuoi canoni estetici? E se poi decidi che no, anche l’acqua no piace, allora mi metto i tappi nelle orecchie, mi rimbocco le maniche e penso che sarà un bel gran lungo periodo.

Che in questi casi, non so come si fa. Ho provato a farle scegliere la maglietta tra tre possibilità, l’ho lasciata sfogare per casa scaraventando il palloncino a destra e a manca, ma poi ho pensato che è ancora troppo piccola per farla diventare una punk anarchica che gira per casa sbraitando.

Le ho infilato una maglietta a caso e siamo uscite.

E tu come hai affrontato questo periodo? Hai suggerimenti? Un razzo s.o.s.? Camera di isolamento (per me) ce ne sono ancora? 🙂

Due anni

23 Set

Due anni fa, ieri, andavo in ospedale pensando “ma sì, non ho neanche dolore, andrà tutto bene”.
Due anni fa questa notte me la ridevo con mia cognata, mia suocera, mio papà e Simone mentre facevo il tracciato e non sentivo nulla. Dopo dormivo tranquilla ignara di quello che sarebbe successo il giorno dopo.
Due anni fa, stamattina, odiavo i parenti della mia vicina di letto che mi venivano a fare gli auguri mentre io barcollavo per le contrazioni dolorose e l’ossitocina maledetta.
Due anni fa,  verso l’una, entravo in sala parto, mio padre chiedeva alle infermiere come stavo e io per un momento mi sono dimenticata del dolore pensando “WTF?”
Due anni fa, adesso, imploravo silenziosamente un’epidurale che non potevo avere di domenica, arrivava con il cambio turno la mia ostetrica Lodovica che pensava fosse tutto quasi già fatto è invece mi ha aiutato a fare tutto.
Due anni fa, tra tre ore, Simone tagliava il cordone ombelicale che non era tanto sicuro di voler tagliare, io prendevo in braccio una piccola pera per nulla scossa da tutto questo trambusto e la battezzavo come piccolo essere a sé stante.
Due anni fa, pochi minuti dopo, cercavo mia mamma preoccupata, che ci aspettava insieme agli altri fuori dalla sala parto nonostante avesse da poco fatto la chemio, e che mi ha donato tutto l’amore che poteva.
Due anni fa, stasera, mi sono mangiata un panino col salume dopo nove mesi di astinenza.

Buon secondo compleanno piccola Camilla, sono passati solo due anni e sembrano un’eternità! 
Auguri!

#libroshopping: i libri che leggo alla mia bimba di quasi due anni

15 Set Camilla legge "ci pensa il tuo papà"

Ho deciso di tenere un diario dei libri che regalo a Camilla: un po’ perché tanto so che verranno distrutti, riparati, scotchati, e distrutti ancora, un po’ per ricordarmi delle storie che ci leggevamo quando era piccola (sì, i bambini leggono anche se non sanno usare le parole, lo sapevate?), ma anche per tenere memoria delle sue favole  preferite, delle tappe di crescita, delle prime parole dette, di cosa sono riuscita a insegnarle.

Spero sarà utile anche per voi, chiunque voi siate: se vorrete fare un regalo al vostro cucciolo, se avete un’amica in attesa che ha bisogno di consigli, se siete zie che vogliono lasciar navigare la fantasia del vostro nipotino preferito… Mi piacerebbe che #libroshopping diventasse un confronto per scoprire i libri che leggiamo ai nostri bambini, quelli che ci sono serviti a noi per uscire dai guai dello sviluppo dei bimbi, i libri pieni di scritte che ancora non possono leggere da soli ma che adoriamo raccontare loro, e quelli pieni di colori e attività che sfogliano da soli lasciandoci 10 minuti di tregua 😉 Tanto quando vedo una libreria non riesco a fermarmi e compro sempre qualcosa per me e qualcosa per la pera, allora meglio che sia una lettura collaudata da voi!

Ci aiutiamo? Io vi racconto i nostri libri più appassionanti!

I primi libri Disney di Camilla

I primi libri Disney di Camilla, sopra la poltroncina gonfiabile da lettura 🙂

I primi libri che ho preso a Camilla, soddisfando un desiderio compulsivo (strano), sono stati cinque classici Disney con copertina rigida. Li ho presi gratuitamente con un abbonamento al club del libro, che però ho subito disdetto (con fatica). Cami ha imparato ad amarli solo dopo l’anno e mezzo di età perché le storie sono complesse. Bambi e il Re leone nella loro tristezza sono i preferiti: avrà preso dalla mamma l’amore per le letture deprimenti? 😀
Se vi piacciono le storie dei grandi classici Disney le potete trovare qui: hanno sempre il loro fascino, un qualcosa di magico, vero?

Il libricino più usurato e  scotchato della storia è il librottino delle prime paroline (sempre Disney, preso al supermercato), a pari merito con quello della pappa. Li avremmo letti centinaia di volte, chiusi, riaperti buttati giù dal seggiolone e tutto da capo. Sono utilissimi per dare un nome alle cose di tutti i giorni e anche da tenere in borsa per i momenti di attesa fuori casa! Quello della pappa, disegnato da Matt Wolf che fa un sacco di libri per bambini, è il mio preferito tra i due per via dei disegni: gli oggetti e gli animaletti sono pupazzetti di feltro cuciti con amore. Ora il libro è disperso tra i giochi della cami, appena lo ritrovo vi posto le foto della sua distruzione 🙂

Il primo libro che Camilla ha regalato a Simone per la prima festa del papà è “Ci pensa il tuo papà” di Mireille D’Allancé . I disegni sono bellissimi, in acquerello, e la storia è semplice e veloce ma anche molto romantica, il che la rende una delizia da leggere e rileggere la sera prima di andare a dormire 🙂

Camilla legge "ci pensa il tuo papà"

Camilla legge “ci pensa il tuo papà”

Tutti questi libri a noi sono piaciuti tantissimo, e continuiamo a leggerli con amore. Inoltre costano pocchissimo, cosa che non sempre accade quando si parla di libri per bambini!
E voi, che #libroshopping avete fatto ultimamente? Quali sono stati i libri più azzeccati per i cuccioli?

Improvvisazioni ninja e magici risultati

26 Giu

ninja fail gif

E’ da quando Cami aveva otto mesi, più o meno, che non accadeva. Eppure eccoci qui, con una gioia mista a preoccupazione che mi pervade.

ore 5.50 A.M.: Stamattina ho fatto la ninja: ho abbassato le tapparelle appena ho sentito la prima canzone di Heidi con la voce biascicata dalla saliva misto ciuccio. Sono tornata a letto e ho sperato nel miracolo.
ore 8.45 A.M.: Quando mi sono svegliata era tutto buio, ho guardato l’orologio. Magia. Il silenzio regnava in casa. Sono andata in bagno, poi in cucina, ho aspettto un po’. niente. Ho preso l’eutirox, il mac e sono tornata in camera.
ore 9.03 A.M.: Ho alzato le tapparelle, aperto le finestre; c’è una bela arietta fresca oggi. Cami di tutta risposta si è messa a pancia in su e ha continuato a ronfare.

 

E io mo’ che faccio?
E’ da quando aveva tto mesi che non succedeva. Dormire fino alle nove, svegliarmi spontaneamente io prima di lei, guardarla dormire mentre nella stessa stanza io traffico con internet, aspettare che si svegli per coccolarla.
Che magia.

Magia mista a preoccupazione.
Sarà normale?
La sveglio? 🙂

Immagine

Pasticciamenti

12 Giu

pasticci con il gelato

 

Va bene, mia figlia non è più quella donnina a modo che mangiava seduta nel passegino il suo piccolo cono gelato da 1 euro senza sporcare niente.

L’estate ha dato i suoi frutti: il gelato nel freezer. E se non spalmi il gelato sul tavolo prima di mangiarlo (lasciando poi lì il biscotto) non è estate.

Voi non vi spalmate niente per combattere il caldo all’improvviso?

 

p.s.: sì quello è un biscotto gelato Pan di Stelle

p.p.s.: sì, camilla me l’ha rubato mentre lo mangiavo di nascosto per non farmi vedere.

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