Cercavo in te.

20 Mag

#ceravamotantoamati cercavo l'amore dilloallamamma

La verità è che l’amore è egoismo. E’ saziare se stessi di un affetto mai ricambiato, un delitto commesso dai genitori, falliti nella nostra crescita. La verità è che anche l’amore più generoso e curato nasce dal desiderio personale di sentirsi amati a propria volta. Dedichi tutte le attenzioni e i momenti della tua vita a cercare di rendere felice una persona che ti renda felice a tua volta. E le energie vengono incanalate in questo circolo viz-virtuoso che, se fortunati, funziona per sempre. Altre volte mai, spesso per brevi lassi di tempo.

A volte, quando sembra che questo amore scorra così potente, ti ritrovi una volta a voler fare la cosa più preziosa che l’essere umano riesce a fare. Creare una vita nuova, con tutto l’amore che hai a disposizione. Lo fai con convinzione di causa… il sudore e gli ormoni del sesso sembrano dirti che  tutto è possibile; anche fare una famiglia. Solo dopo, quando i respiri affannosi si calmano e il sudore si raffredda sul tuo corpo, tieni per mano l’altra persona e non siete mai stati così lontani. Guardi il soffitto e tu non sei lì, stai pensando che è tutto sbagliato, speri che quegli spermatozoi non raggiungano gli ovuli perché tu, tu non sai amare. Non sei in grado di crescere un’altra piccola persona. Sei dipendente dell’amore. E sai che la persona che ti sta stringendo tra le braccia non è capace di darti quello di cui hai bisogno. Ma si ha davvero bisogno di qualcosa, quando si viene davvero amati? E noi, ci siamo mai amati?

Però succede il miracolo. Quella vita ti sceglie e forse ti credi pronta; se è successo, forse puoi essere madre e non fare gli stessi errori dei tuoi genitori. Ma il mondo non è soddisfatto, ti mette alla prova. Puoi fare di più di così, sai? E mentre il tuo corpo crea la vita, il mondo distrugge ogni speranza. La malattia e la morte aleggiano nell’aria costanti e distanti, così come i sensi di colpa, le persone attorno. A  volte succede che ti ammali anche tu, in un modo strano per riuscire a sopravvivere invece che vivere. Tutte sfide che schiacciano per terra. D’altronde, chi mai ti ha insegnato a tirarti in piedi da sola, dopo la sconfitta?

Cercavo in te, in noi due, un’ancòra di salvezza, una roccia in cui apoggiarmi durante la piena insistente e sfiancante. Ma fare un figlio ti trasforma in roccia a tua volta pronta a sorreggere una vita che cresce. La mia materia era fragile, argillosa, a quel tempo. E sebbene potessi plasmarmi a tuo piacimento, la granella di sabbia sotto l’acqua impetuosa iniziava a sgretolarsi, sorreggendo un peso che non riuscivo a sostenere. Il peso della tua assenza emotiva.

Ma ci sono. Sono qui. D’altronde il mio corpo me lo dice. Mi fa male, sono viva perché sento dolore. E a volte qualche spiraglio di leggerezza e felicità, quando tutto si incastra, quando il fare si sostituisce al dire, quando gli occhi si chiudono e i cuori si sincronizzano, e a volte parlare è quasi inutile, perché il fiume scorre e noi rocce ci trasformiamo in piccoli pesciolini leggiadri nell’acqua.

Ci sono questi giorni, ci sono e io mi accorgo di averti tanto amato, ma che di amore io non ne ho più da dare, l’ho finito tutto. E tutto quell’amore che creo nuovamente -dalle giornate piene di sole, dalle serate sul palco del teatro, dalle piccole vittorie, dalle mani lavate di meno, dagli abbracci ricevuti, dalle piccole cose- io ho deciso di dedicarli tutti alla persona che ne ha più bisogno, dopo di me. Sei tu,  Camilla, che meriti la parte migliore di me, nonostante sia giusto che io ti mostri anche quella peggiore, per sapere che siamo tutti umani difettosi in grado di aggiustarci. Sei tu che meriti un mondo migliore, il rispetto per la vita, e per ogni essere vivente. Tu che ammiri i supereroi, forse per difenderti meglio dai mostri spaventosi, hai bisogno di me al fianco, che all’occorenza so mettere un mantello da super donna per spiegarti la vita.

Cercavo in te l’amore, amore mio. Ma amiamo così tanto nostra figlia che non siamo capaci di dividere l’amore in famiglia. Siamo genitori così perfetti, per lei, e invece ci dimentichiamo che noi siamo l’amor che l’ha fatta nascere, che tutto parte da noi, anche la sua serenità.

Cercavo in te l’amore, quello che non abbiamo avuto abbastanza, quello di quando si è due persone sole che ogni tanto si incontrano. Lo cerco ancora, nel gesti utili in cui tu sai darlo e nell’emotività in cui io lo assimilo. Lo cerco, ma non è più come prima, e ho lottato tanto per forzarci, per incontrarci di nuovo in questo turbinio di informazioni e di banalità di tutti i giorni che allontanano e lasciano poco spazio a quel silenzio che fa sincronizzare i cuori. Il silenzio mi fa paura, il silenzio di chi non ti ha mai messo al primo posto. L’ho solo riempito con la mia voce che ho imparato a fare grossa.

Cercavo in te l’amore. E forse invece, devo ripartire da me. So che sotto la montagna sgretolata si cela un diamante.

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Questo post partecipa al tema del mese delle STORMOMS (di cui faccio parte). Tag ‪#‎ceravamotantoamati‬: tutta la verità sulla coppia post-figli.
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5 Risposte to “Cercavo in te.”

  1. simone 22 maggio 2016 a 00:08 #

    cercavo in te, ripartiamo da lei.

    e chissà cosa troveremo alla fine del viaggio!

  2. Ketty 31 maggio 2016 a 09:02 #

    C’è un po’ di amarezza nel tuo racconto ma soprattutto sento la tua voglia di cercare te stessa e di ritrovare ancora il tuo amore.
    L’amore si declina anche così, in un continuo cercare. Finché lo cerchi, l’amore c’è.
    Un abbraccio.
    Ketty

    • Marty - Dilloallamamma 31 maggio 2016 a 09:33 #

      C’è tutta questa voglia, ma é amore per me stessa. Purtroppo lo cercavo solo io 🙂 se guardo il mio ultimo post vedi un po’ come sono adesso!
      Ciao Ketty, grazie di essere passata!

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