Il ciuccio: storia di un addio

4 Apr

Questo é quello che é successo a me oggi, in una burrascosa giornata di festività pre-pasquale.
Ero nel letto come mio solito a quell’ora, aspettavo che la piccola bimba avesse bisogno di me per addormentarsi nel pisolino del pomeriggio. É sempre stata solare e sorridente, Camilla. Dorme volentieri e raramente si sveglia piangendo ( forse a volte perché ha sete o ancora troppo sonno).

Quando era più piccola le coccole erano un po’ di più e mi portava a spasso nelle sue avventure casalinghe facendomi esplorare ogni angolo delle sue scoperte; mano a mano che cresceva però ha imparato a bastarsi da sola, sotto uno sguardo vigile certo, ma tenendomi a debita distanza. Ovviamente quando cadeva e si faceva male allungava sempre la manina per cercarmi ed io c’ero sempre. Però ha imparato anche a consolarsi da sola, ed io con lei ho imparato  a farmi da parte, ad esserci solo nel momento del bisogno.

Come dicevo, oggi ero nel letto e quel che é successo é stato come un fulmine a ciel sereno: ero rotto. Il mio silicone trasparente e morbido era bucato, probabilmente frutto di un canino appuntito in opera durante i risvegli silenziosi pieni di pensieri di Camilla.

Oggi io, ciuccio Avent, mi sono rotto.  Dopo una lunga e onorata carriera ero sulla soglia del prepensionamento ma non ce l’ho fatta. Ero l’ultimo della mia specie in casa e abbiamo deciso tutti insieme che era ora me ne andassi nel cestino della spazzatura, per sempre.

Il terrore che serpeggiava negli occhi della mamma – quanto é vero che certi oggetti sono dei palliativi più per i genitori che per i figli? – era maggiore della tristezza malinconica di Camilla, che salutava un amico che se ne andava per sempre, come i cugini hobbit salutavano Frodo mentre salpava per l’aldilà.

Ma c’è sempre un amico speciale che rimane, Dudù,  l’orsetto verde (liberamente ispirato all’orsetto di Piero, amico di Calimero) da coccolare durante la nanna.

Non ti preoccupare, Camilla, lui é di pezza, non si romperà poi così presto come me. Ed oggi un ultima volta ho vegliato da lontano il tuo dormire leggero, anche senza di me. sei diventata grande ed ora io me ne andrò. Addio, amica!

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3 Risposte to “Il ciuccio: storia di un addio”

  1. Marty - Dilloallamamma 6 aprile 2015 a 16:21 #

    Grazie Fra! Sono contenta che ti sia piaciuto il racconto ♡ e bravi che non l’avete usato 🙂

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  2. momfrancesca 7 aprile 2015 a 22:22 #

    La mia prima cucciola non l’ha mai voluto, e ho fatto volentieri a meno. Per il secondo abbiamo dovuto insistere un po’, è davvero stato utile quando aveva il digiuno post operatorio! Ma, per evitare scene a due/tre anni o tragedie ho smesso la notte dei suoi sei mesi, molto più facile credo. Ciao Martina, a presto 🙂

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Trackbacks/Pingbacks

  1. TOP OF THE POST #31 – 6 Aprile 2015 | momfrancesca - 6 aprile 2015

    […] “Il ciuccio: storia di un addio” di Martina – Dillo alla mamma. I miei bimbi non hanno usato il ciuccio, o meglio, a Principe l’ho forzatamente fatto usare per motivi operatori, ma a 6 mesi esatti l’ho tolto. Nessuna tragedia, solo due sere di panico per qualche minuto. Ma questo racconto di Martina è davvero divertente, il ciuccio che scrive alla sua amata bimba, nel momento in cui si sono detti addio. […]

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