Archivio | diventare mamma RSS feed for this section

i libri da leggere assolutamente in gravidanza e nei primi mesi di vita del neonato

10 mag

Siccome quando sono rimasta incinta molte amiche, colleghe e conoscenti hanno fatto il salto di qualità con me o dopo di me, e siccome tutte mi hanno chiesto aiuto/informazioni/consigli/letture di puericultura, faccio una breve lista dei libri che ho letto e che mi sono stati fondamentali per affrontare il mio viaggio da gravida, da partoriente e da mamma in serenità.

(nota bene: i consigli di parenti, mamme, nonni, e suocere in primis, sono stati assolutamente INUTILI :D )

Il migliore libro per la gravidanza

libri da leggere con il pancione

Il mio libro-bibbia per la gravidanza è stato “ la tua gravidanza di settimana in settimana” di Lesley Regan
lì c’è di tutto! è spiegato molto dettagilatamente cosa succede al tuo corpo, al corpo del bambino mentre cresce giorno dopo giorno dentro di te,  cosa devi fare per prenderti cura di te e del bimbo, come partorire. Ci sono moltissime note medico-scientifiche da sapere per il parto -la rubrica che mi ha colpito di più è stata “come fare per partorire da soli in emergenza”) e anche delle informazioni burocratiche.

Poi consiglio a tutte -ma proprio tutte- di comprare, fotocopiare, farsi prestare “Il linguaggio segreto dei neonati” di Tracey Hogg. Chi ha una cultura base di psicologia sa che i bambini hanno bisogno di routine; io non lo sapevo e leggere il libro della Hogg per me è stato illuminante: mi ha insegnato a dare un ritmo quotidiano a Camilla e a scandire i tempi del neonato insieme ai miei, in modo da essere più tranquille entrambe. E’ stata veramente una manna dal cielo perché eravamo spaventati all’idea di non saperla crescere bene, invece una delle prime cose che abbiamo letto è stata quella di ascoltare il neonato: non farsi prendere dal panico e ascoltare quello di cui ha bisogno, che si capisce dai ritmi che si sono presi. Beh la camilla è raro che pianga, e lo fa quando è al limite, al 80% dei casi quando è stanca e non la lasciano dormire :) (L’autrice poi ha fatto anche “Il linguaggio segreto dei bambini” ma per quello c’è tempo :P )

Ultimo ma non meno importante, ho trovato un pdf gratuito sull’allattamento, che mi ha salvato la vita quando a casa non mi era ancora arrivata la montata lattea e il pediatra dell’ospedale mi aveva detto di “dare assolutamente la giunta artificiale a tutti i pasti” che in pratica vuol dire non fare mai abituare il neonato a succhiare e quindi la montata lattea non arriverà mai e il bambino si nutrirà solo di latte artificiale (aggiungo: brutti stronzi). Ora non riesco a trovare il pdf  o il link, per cui lo aggiungerò appena lo trovo!

E voi quasi-mamme e neomamme, che libri avete letto che vi sono stati utili?

Tonne dududu

5 apr

Ribloggato da Bestiabionda's delirium:

Clicca per visitare l'articolo originale
  • Clicca per visitare l'articolo originale
  • Clicca per visitare l'articolo originale
  • Clicca per visitare l'articolo originale
  • Clicca per visitare l'articolo originale

La gente le chiama donne.

Noi ci chiamiamo Tonne.
Tonne perchè siamo un gruppo dove la prima regola è che non si parla delle tonne fuori dalle tonne.

Siamo come il Fight Club.

Donne. Di ogni età e con i loro millemila problemi.
Eclettiche.
Spumeggianti.
Bellissime.

Continua a leggere... 494 altre parole

che non si crede nell'amicizia finchè non incontri donne, amiche, fino a quando non incontri loro, le tue anime gemelle. diverse eppure. la sintonia, la mancanza di giudizio, l'appoggio morale. La speranza, il coraggio, la forza di volontà. Una piramide d'amore su cui contare, energia illimitata anche a 200 km di distanza.

Cacca

4 apr

Deboli di stomaco: non leggete

Capisci di avere visto metà delle cose che un umano deve vedere al mondo quando tua figlia o tuo figlio) inizia a scagazzarti nel lavandino mentre tu innocuamente la stai sciacquando sotto l’acqua tiepida per toglierle il velo di pipì che è rimasto cambiando il pannolino.

e se riesci a sopportare tutto questo senza lanciare tuo figlio per aria, o senza mollare la presa facendolo cadere nel lavandino, ma sopratutto senza vomitare, allora sei un vero genitore.

N.B.: ho faticato non poco per concentrarmi, passare il sacchetto di pere al papà e ricompormi. ma ce l’ho fatta.  Il prossimo passo sarà il vomito a spruzzo durante la prossima influenza invernale, lo so.

sei mesi

25 mar

Dovevo scrivere dei vaccini, delle prime paroline, delle pernacchie, di Roma, dei primi sollevamenti di sederini, della grandezza di questa piccola cipollina al 90% percentile di lunghezza, del lavoro che non ho voglia di fare.. e intanto siamo già arrivate a sei mesi.

Sei mesi di vita e questa mi fa le pernacchie. O come oggi, mi fa lo pterodattilo. e io le annuisco facendo finta di capire cosa mi vuole dire. Sei mesi da mamma, con le mie assolute incertezze: “dai facciamole il bagno. no aspetta si stropiccia gli occhi. E’ stanca. Sì è stanca. Ma mi guarda con le biglie… Ok diamole la pera, è sicuramente fame questa.” Riuscendo sempre però a capire di cosa ha bisogno al momento giusto, l’istinto -che non è istinto materno e bla bla, la conosco e questo mi basta per capirla- ce l’ho e vado orgogliosa di questo.

Ciao cipollina agrodolce, buon sesto complemese!

Immagine

Link

TED – il potere della vulnerabilità

21 mar

TED – il potere della vulnerabilità

Protetto: Segreti

1 feb

Questo post è protetto da password. Per leggerlo inserire la password qui sotto:

La Libreria di Iaia: Vieni in India con me? Ti preparo Salmone al forno con yogurt e chutney di Menta

12 gen

Ribloggato da La Cucina Psicola(va)bile di Iaia & Maghetta Streghetta:

Clicca per visitare l'articolo originale
  • Clicca per visitare l'articolo originale

Ci si approccia alla cucina indiana generalmente con il pollo al curry. Un po' come avviene con l'involtino primavera e il riso alla cantonese per il cinese e con il  disgusto per il  sashimi-mini roll-pesce crudo per il giapponese ma lo si ingoia lo stesso perché fa fashion.

Continua a leggere... 1.211 altre parole

Oddio, voglio assolutamente i libro e il Chutney di Iaia! <3

36 anni e un regalo diverso

4 gen

Ribloggato da Minimal...Italy:

  • Clicca per visitare l'articolo originale

Il 27 gennaio raggiungerò la ragguardevole età di 36 anni...e non lo dico perché mi sento vecchia (anzi...) ma perché in alcuni (parecchi) posti nel mondo arrivare a 36 anni significa essere già vecchi nel corpo e nello spirito. Molti (troppi) non ci arrivano proprio.
Io sono grata di essere nata in un paese privilegiato, sono grata di non dover combattere per un pezzo di pane, per un bicchiere d’acqua.

Continua a leggere... 285 altre parole

Giusto percé è un ottimo regalo per Paola, ma anche per chi ha bisogno solamente di un po' d'acqua.

prima: l’attesa; durante: il parto. E il dopo? Verrà dopo

9 dic

Attenzione, questo è un post lungo: dotatevi di connessione veloce e molta pazienza

E così, come dice Elli, devo aggiornavi un pochino su tutto quello che è successo. Sono passati due mesi e più ed è l’ora di ricordarsi momenti che poi andranno perduti nella memoria.

L’attesa

Nei due mesi prima del parto rimandavo sempre la scrittura di post, ero talmente presa dall’organizzazione della casa nuova, dal lavoro e dai giri burocratici che non riuscivo neanche a pensare a cosa scrivere. E poi, in effetti, che cosa avrei potuto scrivere? Della mia incapacità cronica di riuscire anche solamente a immaginare dei mobili imbullonati al muro senza scoppiare in lacrime isteriche? O dei miei ormoni ballerini che mi facevano rifare il letto in maniera maniacale almeno 3 volte al giorno e senza l’aiuto di nessuno (sempre per evitare gli isterismi)?

Insomma sono cose che dovevo affrontare da sola, accanto al mio compagno e a delle amiche speciali di un clan segreto, e una sorella acquisita, che mi ascoltavano durante le mie lamentosissime chat piene di paranoia. Ne siamo usciti vivi con buoni risultati, direi.

Siamo arrivati a pelo con l’organizzazione dell’Angolo di Camilla giusto in tempo per il travaglio. Quella stordita del negozio di articoli per l’infanzia di San Secondo ci ha messo 3 settimane per farci arrivare il passeggino, e avevo l’ansia di dover portare a casa la Milla in braccio sprovvista di ovetto e culla e continuavo a dire “appena arriva partorisco, appena arriva lo sento mi arrivano le contrazioni”. Simo è stato mezza giornata con la ragazza del negozio, ci hanno recapitato il passeggino a casa e il giorno dopo… mi si sono rotte le acque. :D

Il parto

Sabato 22 settembre, con un nuovo passeggino in casa, mi sveglio, mi siedo sul bordo del letto, alzo un piede per infilarmi le calze antiscivolo, e mi si rompono le acque. Un dramma. Un dramma perché avevo solo le contrazioni preparatorie, niente di così doloroso. Ho fatto la valigia della bimba (si, ok, sono una ritardataria) e siamo partiti per l’ospedale di Vaio, a Fidenza.

Devo aprire una parentesi per complimentarmi con la struttura e soprattutto con chi lavora lì dentro. Il parto è un momento così delicato della propria vita che bisogna veramente essere trattati con rispetto. Le ostetriche che mi hanno seguito, Lodovica ed Eleonora, hanno capito chi ero e come dovevo essere incoraggiata in tutta la fase del travaglio. Sono state presenti, affettuose, decise. Mi hanno tenuto la mano, sono state in silenzio, mi hanno parlato nei momenti opportuni. Hanno ascoltato le nostre richieste e il loro lavoro è stato professionale, attento e preciso. E poi tutto il personale è stato attento durante i mei quattro giorni di degenza. Se qualcuno deve partorire in provincia di Parma, io consiglio l’ospedale di Vaio :)

Tornando a noi, mi si sono rotte le acque e siamo partiti in fretta per l’ospedale: là mi hanno registrato, chiesto il nome della bimba (ma non si può più fare quella cosa di aspettare di vederla in viso per scegliere il nome?) e fatto un sacco di tracciati. Siccome non avevo contrazioni utili, abbiamo concordato con l’ostetrica di indurre le contrazioni con l’ossitocina la mattina seguente. Il fatto di essere stata ricoverata un giorno prima senza dolore, con la calma di ambientarmi in quel luogo e prendere familiarità con le persone mi ha reso più tranquilla.

Il giorno dopo mi svegliano verso le sei, faccio un tracciato e intanto chiamo Simo per farlo venire in ospedale (non lo lasciavano dormire lì!). Arriva, mi mettono il cateterino nel braccio e iniziamo con l’ossitocina.

Da lì i miei ricordi variano da un “vividissimo” a un “non me lo ricordo per neinte”. Ho ben chiara l’immagine di mio papà che arriva per il corridoio e io che da lontano gli faccio il gesto di andare via mentre vengo pervasa da una contrazione; mi ricordo i parenti della mia compagna di stanza che aveva già partorito che mi si avvicinavano e gridavano “auguri! auguri!” mentre avevo le contrazioni. Ricordo la folle voglia di ucciderli tutti. Ricordo l’immagine di questa enorme sedia in sala parto in cui ti potevi perfino mettere a testa in giù e il mio terrore di muovermi, cambiare posizione, sentire il dolore in attesa del travaglio attivo. Ricordo il momento di panico e più brutto della giornata in cui non sopportavo più il dolore e l’unica posizione in cui ero messa meglio era in piedi, rinfrescandomi con il banco di marmo del bancone delle ostetriche e guardando il paesaggio fuori dalla finestra. Ricordo la felicità di vedere la mia ostetrica preferita arrivare per il cambio turno, proprio quando dovevo incominciare a spingere. Ricordo il tempo dilatarsi (scusate il gioco di parole) e quel maledetto orologio di fronte alla mia faccia che non ne voleva sapere di andare avanti mentre io spingevo e spingevo e la Camilla non si muoveva di un millimetro! Ricordo la paura di non riuscire a farla uscire, il non saper  come fare, il non saper come muovermi. Ricordo il cd di musica mista che avevano messo su per distrarmi e quell’angosciante canzoncina da circo. Come se partorire fosse una cosa divertente, no? Ricordo simone amorevole e silenzioso, vicino a me in ogni secondo di quella giornata, le sue mani che stringevano le mie o per lo più mi sorreggevano tra uno sforzo e l’altro.

E poi, ad un certo punto, sento un dolore fortissimo; vedo che l’ostetrica volontaria si mette il camice e i guanti, prepara il vassoio con gli stumenti chirurgici e io mi preparo al peggio; invece eccola lì la piccola Camilla che nasce, con i suoi vagiti del primo respiro, in braccio a me con quegli occhioni scuri, tranquilla, bianca, appiccicosa e fiduciosa. E’ lei. Papà taglia il suo scivoloso cordone ombelicale: sta diventando una persona a sè stante. unica, nuova; Benvenuta Camilla.

la mano di Camilla e del suo papà

E’ arrivata Camilla!

29 set

E alla fine domenica 23 settembre 2012 alle 18,20 è nata Camilla Righini!

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.382 follower

%d bloggers like this: